Si laurea in ingegneria ma decide di vendere gelati, “Ora sono contento”

Laurea in ingegneria civile al Politecnico di Milano, ha lasciato l’importante studio dove lavorava per vendere gelati. Con un carretto a tre ruote. Ha preso una bici a pedalata assistita, l’ha modificata, e ha costruito personalmente il carretto refrigerato a batteria con cui da ieri percorre il lungolago di Dervio, sulla sponda lecchese del Lario, per vendere coni e coppette. «Come quelli di una volta, mi ha aiutato mio padre a sistemarlo e colorarlo». Sorride Michele Arnoldi, 33 anni, mentre salta in sella alla bicicletta: l’inizio di un sogno coltivato a lungo. «Ero stanco di stare in ufficio- spiega-, ho chiuso la collaborazione con uno studio di ingegneria e lo scorso anno sono riuscito ad aggiudicarmi la gestione di una casetta sul lungolago di Dervio, dove, da giugno a fine settembre, ha venduto gelato. Il chiosco però resta aperto solo nei mesi estivi. Allora dovevo per forza inventarmi qualcosa. Ed ecco l’idea del carretto. Mio padre mi ha aiutato a sbrigare le pratiche burocratiche, ho ottenuto la licenza d’ambulante e costruito la bicicletta per proseguire l’attività su due ruote. Il gelato lo acquisto da un mio amico a Mandello, il suo è il più buono di tutto il Lario, ma il prossimo passo sarà quello di iniziare a produrlo: vorrei aprire un laboratorio e un negozio per lavorare tutto l’anno». Intanto nei giardini del parco della Boldona e sul lungolago degli Ulivi, la novità non è passata inosservata. «I bambini mi corrono incontro, i nonni quando mi vedono quasi si commuovono – racconta -. Il primo carretto dei gelati è arrivato a Dervio 90 anni fa, mi ha raccontato il sindaco, anche lui mi ha sostenuto nella scelta di riportare in vita l’antico mestiere di ambulante del gelato. In fondo per pagarmi gli studi ho sempre lavorato in estate in bar e ristoranti. Ora ho la mia attività, nel paese dove sono nato e cresciuto, sto all’aria aperta, incontro moltissime persone. Sono felice della mia decisione». Il gusto che si vende di più? «Senza dubbio il pistacchio». corriere.it