Sospesa tra Oriente e Occidente, ecco la città dei nidi di rondini

di Giorgia Spaziani

Una città non è fatta di passato ed edifici, ma di persone, inclusi anche coloro che sono semplicemente di passaggio. Ecco che la Repubblica della Serenissima è una città pragmatica e audace, perché è fatta di mercanti patrizi i quali conoscono tante lingue, conoscono bene la geografia locale e mondiale, hanno una dura tempra, e oltretutto sono persone curiose e disponibili all’incontro dell’altro.

È una civiltà che appartiene al Mediterraneo, anche se le sue origini sono legate a Bisanzio. Tutto ciò che di Venezia desta meraviglia e fascinazione è stato costruito per una ragione: non per suggestionare il visitatore ma perché ogni episodio architettonico e giuridico corrisponde a una necessità pratica ed effettiva che perciò stesso, rimanendo senza risposta, può destinare la civiltà al collasso.

Del resto, chi a un certo punto inizia a costruire sul fango? Si sobbarcano di un rischio rispondendo in parte a una necessità: ad esempio, c’è chi si sposta dalla terraferma, a seguito della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, quindi a partire dalla fine del V secolo; altri sono imprenditori della terraferma che attratti dalle ricchezze ricavabili per via marittima costruiscono le case lungo le rive del Medoacus (il fiume Brenta, che attraversando la terraferma e arrivando fino a Lido, compagina l’arcipelago in cui si erge Venezia).

Immaginiamo la complessa dialettica tra il fiume che porta la terra e il mare che la sottrae, e l’arrivo di alcune persone munite di acume e perizia, che piantano i pali nel fango per tenere ferma quella terra mobile! Dunque, qui comincia la storia di questa città, nel IX secolo. Prima dell’810 Venezia è un “Nido di Rondini”: così Cassiodoro nel VI secolo indicò questo luogo in cui si possono costruire case di paglia e fango, per l’appunto i “nidi”. Tuttavia, si era consapevoli del fatto che per costruire qualcosa di più duraturo si doveva preparare il terreno, ed è ciò che accadde nell’arco di tre secoli successivi.

I futuri “veneziani” stabilizzano la terra sui pali trasportati in gondola dalla terraferma, (giacché la laguna non è dotata di boschi); i pali in mancanza di ossigeno si mineralizzano e questo processo chimico li rende più duraturi del normale. 

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