Niente benzina e niente diesel ai distributori, rischio blocco in tutta Italia
All’aeroporto di Bari, in questi giorni, c’è chi è dovuto partire senza valigia. Ed è già una fortuna che sia riuscito a volare, anche perché il bagaglio non è rimasto in Puglia ma è stato imbarcato in un volo successivo. Tutto per una questione di carburanti: da lunedì 12 ottobre, da quando gli operai dell’Ilva di Taranto hanno bloccato per protesta l’ingresso della raffineria Eni, tre regioni devono fare i conti con la carenza di carburanti. E negli scali aeroportuali pugliesi si sta lavorando con il bilancino: i vettori provano ad alleggerire i carichi per effettuare rifornimenti di carburante più corposi negli aeroporti fuori Puglia e i gestori degli scali pugliesi cercano un bilanciamento tra i voli. E qualche valigia più pesante viene dirottata su voli meno carichi. E così, fino ad ora, si è riusciti a evitare cancellazioni di voli. Peggio sta capitando a chi si si muove su strada. Se fino a lunedì scorso i cartelli «carburanti esauriti» erano limitati alla sola provincia di Taranto, da martedì a giovedì si sono diffusi prima in tutta la Puglia, fino alla provincia più settentrionale, quella di Foggia, e poi anche in Basilicata e Calabria, le altre due regioni che si riforniscono alla raffineria Eni di Taranto. Secondo i sindacati di categoria, in Puglia sono rimasti a secco 7 distributori su 10. E lo stesso sta avvenendo anche nelle regioni limitrofe: a Matera, in Basilicata, nella mattinata di giovedì 15 si è reso necessario l’intervento della Polizia municipale per regolare il traffico nei pressi di alcune stazioni di servizio. E anche in Calabria il livello di tensione sta salendo, tanto che si stanno predisponendo controlli adeguati da parte delle Forze dell’ordine in vista delle manifestazioni di protesta – contro il caro carburanti, in questo caso, e non contro la chiusura dell’Ilva – promosse, a partire da domani, da agricoltori e autotrasportatori: i presidi principali dovrebbero essere quelli di Catanzaro, sotto gli uffici della Regione Calabria, e a Lamezia Terme, snodo cruciale per i trasporti calabresi. Questo perché i blocchi della vertenza Ilva si stanno pericolosamente intrecciando con quelli di protesta contro il caro carburanti. E mentre i primi termineranno il 16 ottobre – dopo che i sindacati hanno ottenuto la convocazione del tavolo di confronto a Palazzo Chigi per il prossimo 27 ottobre – la protesta contro il caro carburante potrebbe, al contrario, decollare nelle prossime ore. «La situazione è molto preoccupante – spiega Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto – perché l’eccesso di prezzo che sta subendo l’autotrasporto ha generato una situazione di alta tensione fra le imprese del settore che è sfociata in proteste spontanee in alcune aree del Paese. Proteste che si stanno allargando in queste ore perché abbiamo notizia che altri trasportatori di diverse aree, soprattutto del Mezzogiorno d’Italia, si stanno organizzando per i blocchi stradali». Si tratta, aggiunge Russo, di «proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria, il che rende il quadro ancora più inquietante perché significa che ci si sta muovendo nell’ambito della disperazione degli imprenditori». Russo ricorda che dall’inizio della guerra in medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz c’è stato «un aumento di più di 50 centesimi al litro», con un pieno per i tir che può arrivare a costare fino a 2.400 euro: per questo chiede che «si porti avanti l’accordo» siglato con il governo a maggio scorso. «Il governo renda disponibili le risorse che sono state stanziate proprio per il caro carburante (440 milioni, ndr) ma che ancora non sono arrivate e mantenga fede all’impegno di prevedere ulteriori stanziamenti di risorse qualora il caro gasolio dovesse continuare ad avere queste dinamiche di prezzo». Altrimenti il rischio è che i focolai di protesta si compattino in un unico grande fronte: «Chiediamo al governo – è l’affondo di Russo – una urgente convocazione ad horas delle associazioni d’autotrasporto, altrimenti dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il Paese». E nella serata di giovedì 15 ottobre la richiesta è stata esaudita: il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha convocato per martedì 27 ottobre un incontro con le rappresentanze del settore dell’autotrasporto. Per evitare, evidentemente, che ciò che si è già verificato in queste ore in Puglia, Basilicata e Calabria con gli effetti dei blocchi dell’Ilva (e anche degli autotrasportatori che impediscono l’arrivo dei carburanti da altre regioni, come Abruzzo e Campania) sull’intera catena logistica possa replicarsi a livello nazionale. Con i serbatoi dei camion vuoti si registrano infatti anche le prime difficoltà d’approvvigionamento dei supermercati, dove iniziano a scarseggiare i prodotti freschi come frutta e verdura. «Il blocco delle strade di collegamento e la scarsità di carburante colpiscono inevitabilmente le spedizioni – spiega Raffaella Altamura, presidente di Confesercenti Puglia – le consegne e l’intera filiera commerciale. Se nei prossimi giorni non arriveranno segnali concreti o provvedimenti da parte del governo, le ripercussioni finiranno per incidere direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini. Nella provincia di Foggia alcune catene di supermercati stanno già registrando problemi negli approvvigionamenti, con il rischio che comincino a mancare diversi prodotti alimentari». E questo ovviamente preoccupa, e non poco, anche il settore agroalimentare. «Comprendiamo le ragioni della protesta degli autotrasportatori e rispettiamo il loro diritto a manifestare il disagio – sottolinea Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Agroalimentare – ma occorre evitare che la protesta finisca per penalizzare produzioni che per loro natura non possono attendere. Le mobilitazioni in corso in questi giorni stanno già producendo conseguenze pesanti per il comparto agricolo, che si trova ad affrontare le stesse criticità che pesano sul comparto degli autotrasportatori. Agricoltori e trasportatori sono parte della stessa filiera e non devono trovarsi su fronti opposti. Oggi più che mai – prosegue Drei – è bene che essi si sentano alleati e chiedano insieme risposte concrete, senza che le difficoltà di un settore ricadano su un altro. Chiediamo pertanto che venga sempre garantita la circolazione di prodotti ortofrutticoli freschi e deperibili che non possono attendere ai margini delle strade. Frutta e verdura hanno tempi di conservazione limitati: siamo ancora nel pieno di alcune importanti campagne di raccolta e i prodotti vanno portati nei centri di frigoconservazione e lavorazione in tempi estremamente rapidi. Ritardi nelle consegne possono compromettere la qualità dei prodotti e vanificare il lavoro svolto dalle aziende agricole durante un’intera stagione produttiva». Il rischio è che questa situazione di mors tua vita mea possa nel giro di pochi giorni acuirsi anziché trovare un punto d’incontro. E il disagio per ora contenuto e tre regioni del Sud possa allargarsi a gran parte del Paese. corriere.it








