Imprenditore disperato, 96 furti “La legge non tutela gli onesti”

Angelo Peveri, un imprenditore di Sarmato, nella provincia di Piacenza, è stato vittima di un altro furto, il novantaseiesimo da quando è in attività dal 1987.
L’ultimo in ordine di serie che ha segnato la sua vita, con l’episodio avvenuto nella notte del 6 ottobre del 2011, quando Peveri, dopo aver sorpreso tre ladri romeni in azione ai suoi danni sparò con suo fucile, ferendone uno in modo grave. «Era il cinquantesimo furto che subivo» precisa. Questo gesto gli valse una condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione,  14 mesi trascorsi al carcere delle Novate di Piacenza. Quando la sentenza divenne definitiva nel 2019 e Peveri fu condotto in carcere, il 22 febbraio ricevette la visita in carcere dell’allora ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini accompagnato da una delegazione di rappresentanti del Carroccio.
Tra domenica e lunedì Peveri ha subito il furto più ingente. Nottetempo, una banda di ladri ha colpito nel suo cantiere dell’ex Eridania a Sarmato, lungo la via Emilia Pavese, dove la ditta di Peveri lavora da oltre un anno per realizzare opere di urbanizzazione. I ladri, descritti come professionisti, hanno approfittato dell’oscurità per penetrare nel cantiere, dove Peveri aveva dislocato alcuni suoi mezzi operativi, riuscendo a neutralizzare i sistemi Gps. «Un escavatore è sparito, un’altra macchina operatrice è stata cannibalizzata e un terzo mezzo danneggiato» racconta l’imprenditore. L’obiettivo dei ladri era evidentemente quell’escavatore che si è volatilizzato, dal valore di 180 mila euro, oltre ai pezzi di ricambio che sono riusciti a racimolare. 
«Nonostante il cantiere si trovasse in una zona isolata era distante solo mezzo chilometro dalla caserma dei carabinieri – racconta Peveri – eppure i ladri sono riusciti ad agire indisturbati per ore». Le telecamere di sicurezza presenti nel cantiere hanno documentato tutte le fasi del colpo fino al momento in cui i malviventi si sono dileguati con i suoi averi. L’amara scoperta del furto è avvenuta all’alba, quando Peveri e il suo team sono arrivati in cantiere per iniziare la giornata lavorativa. A quel punto, non potendo fare altro, Peveri ha richiesto immediatamente l’intervento delle forze dell’ordine per segnalare quanto accaduto.
«Eppure fino a 17 anni fa, fatta eccezione per qualche piccolo furto di nafta, la situazione non allarmava – racconta Peveri -. Poi le cose sono precipitate. Ho iniziato a subire un furto dietro l’altro. Ad oggi ho contabilizzato un danno di oltre 300mila euro. Ma ovviamente, sto escludendo le spese processuali, il danno emotivo per me e la mia famiglia e il periodo di carcere durante il quale non ho lavorato». Cosa occorre? «Non credo che la gente rubi per fame – analizza – perché il lavoro non manca, semmai manca la voglia di lavorare o di adattarsi a quanto il mercato del lavoro offre». E aggiunge: «Non mancano i controlli delle forze dell’ordine. Serve che la politica e lo Stato lavorino per il futuro, disincentivando la delinquenza perché occorre tutelare gli onesti. Di questo passo, sennò, diventa non più conveniente lavorare». corriere.it