Ciociaria innamorata del Re al 60%, Veroli e Frosinone a favore della monarchia Ferentino e Sora repubblica

In provincia di Frosinone la monarchia ottenne il 57%, la repubblica il 43%.

Tra i comuni più monarchici Cassino, 89,5%, Arpino 68%, Veroli 65%, Monte San Giovanni Campano 62%, Frosinone 59%, Fiuggi 58%.

Tra i comuni più repubblicani Anagni 76%, Isola del Liri 76%, Ceccano 73%, Ferentino 70%, Sora 60%, Alatri 51%.

In Italia la provincia più monarchica fu Lecce 85% poi Napoli 77%. La più repubblicana fu Ravenna 88%. Il comune più monarchico Bagnolo del Salento (LE) 99%, il più repubblicano Valfloriana (TN) 97%.

Per la prima volta la società italiana visse l’esperienza di elezioni a suffragio universale maschile e femminile: si votò (domenica 2 e lunedì 3 giugno) per l’elezione di un’Assemblea Costituente, alla quale sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova Carta costituzionale (come stabilito con il decreto legislativo luogotenenziale n. 151 del 25 giugno 1944), e contemporaneamente si tenne un referendum istituzionale per la scelta — appunto — tra Monarchia (che ottenne 10.719.284 voti) e Repubblica (12.717.923). Un milione e mezzo furono le schede bianche e nulle. Non si votò nemmeno in Alto Adige e in Venezia Giulia, che erano all’epoca sotto la giurisdizione del Governo militare alleato.

Ancora oggi si parla di brogli elettorali e diverse furono le denunce. Il consiglio dei ministri presieduto da Alcide De Gasperi, con un colpo di mano, nominò lo stesso De Gasperi capo provvisorio dello Stato prima ancora che la Cassazione proclamasse i risultati del referendum.

Re Umberto I, avendo dalla sua parte i Carabinieri Reali e gran parte dell’Esercito, avrebbe potuto non riconoscere l’azzardato provvedimento adottato dal consiglio dei ministri ma onde evitare l’acuirsi di dissensi e per tutelare l’unità del Paese dimostrò alto senso di responsabilità e lasciò l’Italia.

Redazione Digital

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