Carcere per i giornalisti, fino a 4 anni e mezzo ok di Fratelli d’Italia

A sorpresa, e senza accordo preventivo nella maggioranza che dovrà riunirsi per fare il punto, torna l’ipotesi del carcere per i giornalisti per il reato di diffamazione con pene fino a 4 anni e mezzo. È l’effetto di alcuni emendamenti presentati in commissione Giustizia alla Camera dal relatore del provvedimento sulla diffamazione Gianni Berrino, di Fratelli d’Italia. Che introduce di fatto un nuovo articolo, il 13 bis: «Chiunque, con condotte reiterate e coordinate, preordinate ad arrecare un grave pregiudizio all’altrui reputazione, attribuisce a taluno con il mezzo della stampa» fatti «che sa essere anche in parte falsi è punito con il carcere da 1 a 3 anni e con la multa da 50 mila a 120 mila euro». Se si sa che l’offeso è innocente la pena aumenta da un terzo alla metà, cioè fino a 4 anni e mezzo di carcere.
La polemica esplode immediatamente, con la protesta vibrata delle opposizioni, ma anche dalla stessa maggioranza si sollevano dubbi se non contrarietà, sia da parte della Lega che da Forza Italia e Noi moderati. L’articolo 13 della legge sulla stampa era stato infatti dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale nel 2021 proprio perché prevedeva pene detentive.
Il testo originario infatti includeva solo pene pecuniarie, che sono già state aumentate fortemente nel ddl in discussione. Ora, a sorpresa, si torna a proporre il carcere. I primi ad esprimere sostanziale contrarietà sono appunto esponenti della maggioranza: «Il carcere per i giornalisti? Bisogna vedere se è conciliabile con la sentenza della Consulta. Noi vogliamo la rettifica, non il carcere», mette le mani avanti Pierantonio Zanettin, di FI. Ed è soprattutto Giulia Bongiorno, presidente della commissione eletta con la Lega, a frenare: «Come presidente della Commissione Giustizia ho sempre cercato di far trovare una posizione di mediazione tra maggioranza e opposizione, e ho sottolineato l’importanza di focalizzare l’attenzione sui titoli degli articoli e sulla tematica della rettifica». Insomma, c’è un modo diverso per affermare i propri diritti senza punizioni esasperate, è la linea della Lega. «Adesso — continua — vedremo e approfondiremo i nuovi emendamenti, personalmente come Lega riteniamo importante focalizzare l’attenzione sul titolo e rettifica, per il resto nei prossimi giorni ci saranno delle riunioni di maggioranza».
Se il leader di Noi moderati Maurizio Lupi pronuncia «un forte e deciso no», senza tentennamenti, al carcere per i giornalisti, Berrino difende la propria posizione: «Nessuno ha diritto di inventarsi fatti falsi e precisi per ledere l’onore delle persone. Quello non è diritto di informazione ma orchestrata macchina del fango, che lede anche il diritto alla corretta e veritiera informazione».
Insorgono la Federazione nazionale per la stampa, l’Ordine dei giornalisti e le opposizioni, che sono già sul piede di guerra. corriere.it

Il Pd attacca: «Questa maggioranza ha proprio un conto aperto con la libertà di informazione», il ricorso a misure detentive per i giornalisti «è un retaggio barbaro, condannato a più riprese da organismi europei e dalla Corte costituzionale», dicono i dem della seconda commissione Bazoli, Rossomando, Mirabelli e Verini. Dal M5S, Barbara Floridia parla di «rischi per il tessuto democratico» del Paese: «FdI dovrebbe riflettere seriamente sulle implicazioni di una simile proposta e ritirarla immediatamente», chiede la presidente della Vigilanza Rai. corriere.it