Vannacci in Europa, 500mila preferenze “Bossi è un traditore”

Umberto Bossi è un «traditore». Non ci gira troppo attorno Roberto Vannacci, che al suo debutto in politica regala alla Lega mezzo milione di preferenze e salva una tornata elettorale che per Salvini avrebbe potuto essere disastrosa. Nella notte, a scrutinio iniziato, il generale non commenta i risultati, ancora troppo aleatori, ma non si tira indietro nella polemica contro il Senatùr, che proprio all’apertura dei seggi aveva fatto sapere di voler votare un candidato indipendente nelle fila di Forza Italia. Una mossa che non è piaciuta ai salviniani ma che Vannacci, leghista dell’ultimissima ora, può permettersi di giudicare senza troppe remore. E lo fa in crescendo, ribadendo il suo attacco ad ognuna delle agenzie di stampa che lo contattano in rapida successione. 
Inizia con l’Agi, spiegando che «un amico che cambia idea all’ultimo momento ha sicuramente un atteggiamento non leale». Poi passa alla Lapresse, con cui usa la parola che altri leghisti non hanno avuto il coraggio di pronunciare, sottolineando  che «le persone che cambiano faccia in base al vento mi sanno di tradimento» e «se avessi un amico che di punto in bianco cambia bandiera lo considererei un traditore». Infine con l’Adnkronos, con un richiamo militaresco che, dopo il precedente della X Mas, non passa certo inosservato: «Non andrei mai a combattere con un camerata che il giorno prima decide di cambiare schieramento, perché la correttezza e la lealtà sono i primi requisiti per combattere insieme». Insomma, al generale non è proprio piaciuta la decisione di Bossi  di votare non il partito da lui fondato, bensì un indipendente nelle liste di Forza Italia. Il destinatario di quel voto è Marco Reguzzoni, ex leghista di stretta osservanza bossiana, già presidente della Provincia di Varese e capogruppo della Lega alla Camera tra il 2010 e il 2012. A rendere pubblica la scelta del vecchio leader era stato un altro leghista molto vicino a Bossi, l’ex leader dei giovani Paolo Grimoldi, ormai da tempo in aperto contrasto con Matteo Salvini.  La notizia del voto «non leghista» del fondatore ha creato malumori tra gli  esponenti salviniani. Ma nessuno tra coloro che sono intervenuti, come Crippa o Romeo, ha usato parole eccessivamente dure nei confronti dell’ex leader e i commenti sono stati perlopiù incentrati sull’incredulità. Vannacci, che da ultimo arrivato in via Bellerio non ha gli stessi timori reverenziali degli altri, non l’ha invece mandata a dire. Lo stesso Matteo Salvini, commentando a notte fonda i primi dati dalla sede di via Bellerio, non ha mancato di rilevare  la «bizzarria» di un ex segretario che annuncia il voto per un’altra forza politica.  Salvini ha rivendicato una volta di più la scelta di candidare il generale,  sottolineando che «chi era dubbioso sull’averlo in squadra ha avuto una risposta dal popolo, che ha sempre ragione nel bene e nel male». Aveva poi aggiunto che «se Vannacci si avvicina al mezzo milione di preferenze, vuol dire che il tratto di strada che faremo insieme è approvato dagli elettori, sia leghisti che non leghisti». E la previsione del leader con il procedere dello spoglio si è verificata: Vannacci dovrebbe chiudere la raccolta di preferenze attorno a quota 502 mila. È il candidato più votato nelle liste della Lega in quattro delle cinque macro-circoscrizioni. È secondo solo nelle Isole, dove ha conquistato più di 29 mila consensi, alle spalle di Raffaele Stancanelli, che si assicura circa 11 mila voti più di lui. Ma in tutti gli altri casi è nettamente il primo: nel Nord-Ovest ottiene il bottino più consistente, circa 174 mila preferenze; nel Nord-Est ne mette insieme 138 mila; nel Centro 92.500; e al Sud 68.500. Scheda più, scheda meno. Soltanto Giorgia Meloni riuscirà ad avere più voti di lui, mentre alle sue spalle il primo inseguitore è il pd Antonio Decaro, con circa 480 mila. Nella notte Vannacci aveva minimizzato, parlando di «proiezioni parziali che mi vedono molto votato», dicendosi comunque soddisfatto e sottolineando di volere aspettare dati più consolidati. «In questo momento non mi sento ancora un europarlamentare – aveva aggiunto -, sono solo una persona che guarda la televisione con gli amici». Ma con già pronta la valigia per Bruxelles. corriere.it