Vaccini ai paesi poveri con scadenza a 20 giorni, milioni di dosi in discarica

di Bruno Tagliaferri

La rilettura del Vangelo secondo Marco del prof. Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico con particolare riferimento all’economia civile, sociale e di comunione è un approdo letterario interessante, profondo e come dice l’autore, di continuo, crescente, sorprendente dialogo, con l’Evangelista e con il suo protagonista, Gesù di Nazaret.

Il prof. Bruni arriva a stendere questo arduo lavoro (ed. Paoline 2022) dopo un lungo cammino, dopo cioè aver commentato undici libri dell’Antico Testamento; poi l’attrazione sotterranea, sempre quieta ma pulsante, emerge: un commento ad un Vangelo del Nuovo Testamento.

Sceglie Marco perché è il più antico, quello con le fonti più vicine all’evento storico, sceglie Marco perché è essenziale, scarno e breve, sceglie Marco perché svuota il santuario dalle statue, dagli arredi, dai sacrifici, dagli addetti al culto e anche dai sacerdoti, con l’intento di lasciare lo spazio libero e vuoto per la fede e per poter ascoltare la sottile voce del suo silenzio.  

Gesù era un innovatore narrativo. Homo Narrans. Le parabole che raccontava erano storie strepitose, meravigliose, ascoltate da tutti, prima da decine di persone, poi da centinaia, migliaia, milioni e adesso da miliardi.

Ciascuno di noi è entrato in contatto con il Vangelo, ciascuno di noi sa di cosa stiamo parlando, ciascuno di noi ha sentito di un figliol prodigo, del buon samaritano, di una vigna, in ciascuno di noi dall’infanzia o dal catechismo c’è il ricordo di una parabola.

Citiamo questa: diceva loro: “fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato in sovrappiù. Perché a chi ha sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha” (4,24-25)

Con questo “fate attenzione a quello che ascoltate” Marco esplicita la responsabilità di chi ascolta. Non esiste cioè solo una responsabilità di chi scrive, dice o fa, ma anche una responsabilità per ogni ascolto, per ogni sapere, per ogni consapevolezza che rimangono inattive; decidere di voler ascoltare o sapere è già azione, è già responsabilità. Ascoltare è un atto che impegna. Una volta ascoltato non si è più innocenti, si deve scegliere da che parte stare.

Ci sono persone che si sono perse nell’anima perché hanno ascoltato, hanno capito da quale parte stesse la verità e hanno scelto di non scegliere, hanno perso male la propria innocenza. Restare indifferenti, non scegliere è stare dalla parte sbagliata, come il levita e il sacerdote che, di fatto, diventano alleati dei briganti e nemici del buon samaritano. Ma la rilettura del prof. Bruni del Vangelo secondo Marco oltre a farci apprezzare la bellezza e la profondità dei dialoghi del Protagonista con le persone di quel tempo ci invita anche ad un dialogo con le persone del nostro tempo.

Un tempo dove sono stati donati dall’Italia ai paesi poveri trecentocinquanta milioni di dosi di vaccino anti covid con scadenza a venti giorni. Dosi che oggettivamente non è stato possibile iniettare perché per organizzare una campagna di somministrazione in quei paesi, occorrevano imponenti predisposizioni logistiche e tempi più lunghi. Le dosi, dunque, non sono mai state iniettate e molte sono finite in discarica.

A monte ci sono i contratti firmati dalla Commissione Europea con le aziende farmaceutiche che prevedono che gli stati membri non possono gestire liberamente le proprie eccedenze. Pur essendo proprietari delle fiale gli è proibito regalarle ad altri paesi più bisognosi fino a quando non hanno il benestare dell’azienda produttrice attraverso un accordo tripartito con il paese donatore e ricevente, benestare che può tardare ad arrivare,  e poi, c’è la questione della scadenza, una questione tutta commerciale; le aziende cercano di avere la scadenza più breve possibile, evitando di chiedere all’OMS l’estensione della stessa, perché quando un farmaco è scaduto lo gettiamo e ne compriamo un altro.

Su questi fatti certamente non crediamo occorra scomodare visioni retributive e punizioni eterne: “è la semplice legge della vita, che mostra generosi felici e avari tristi e grigi, ieri e sempre”.

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