Tutela ambiente, “Prima responsabilità della nostra epoca”

di Sofia Di Pirro 

Siamo cresciuti con l’idea che la natura fosse uno sfondo inerte e inesauribile, pronto ad assorbire qualsiasi impatto umano. Gli eventi ambientali di questi anni hanno dissipato questa illusione. La crisi ecologica non è un semplice problema di gestione delle risorse: è una crisi di senso. Quando la tecnologia ci dà il potere di modificare il pianeta per i secoli a venire, le vecchie regole morali non bastano più.
Per evitare che la tutela dell’ambiente si riduca a retorica, serve un cambio di paradigma. È qui che diventa fondamentale il pensiero di Hans Jonas, tra i filosofi più autorevoli del Novecento e padre dell’etica ambientale contemporanea.
Nel suo Principio Responsabilità, Jonas scardina l’idea di una natura neutrale. La vita, fin dalle sue forme più elementari, non è indifferente a se stessa: è un continuo processo di autoaffermazione, una spinta intrinseca a conservare l’esistenza. Riconoscere questa tensione significa ammettere una verità fondamentale: la presenza della vita ha un valore oggettivo, infinitamente superiore alla sua assenza. La realtà non è una massa inerte da sfruttare, ma porta in sé una pretesa di rispetto.
Oggi però il potere della tecnica ha infranto ogni confine tradizionale, proiettando le conseguenze delle nostre scelte in un futuro indefinito. E poiché solo l’essere umano possiede la libertà e la capacità di devastare la biosfera, solo l’essere umano può assumersene la cura.
Si tratta di una responsabilità unilaterale, analoga alla sollecitudine di un genitore verso i figli: non si basa su un calcolo di convenienza o su un patto di reciproco vantaggio. In quest’ottica, proteggere l’ambiente significa esercitare una custodia premurosa. Conservare intatta la trama della vita sulla Terra non è un’aspirazione utopica, ma un dovere primario della nostra epoca.