Shoah e internamento in Ciociaria, Irase a sostengo dei luoghi della memoria

Ieri ha avuto inizio il progetto “Luoghi della Memoria: la Shoah e l’internamento in Ciociaria”. L’iniziativa, che è portata avanti da Irase Nazionale, dal Progetto Memoria, dalla Uil-Istituto Italo Viglianesi e dalla Regione Lazio, con il patrocinio della provincia di Frosinone, è volto a sensibilizzare il nostro territorio ed in particolare la Val di Comino sugli eventi e sulle tematiche che hanno riguardato internamento, arresti e deportazioni in quelle zone. “I luoghi della memoria: la Shoah e l’internamento in Ciociaria” si articolerà in numerose attività distinte. Tra queste, possono essere citate alcune attività didattiche riservate agli studenti, con tanto di laboratori, ma anche un vero e proprio corso di formazione rivolto anche ai docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Saranno coinvolti in misura particolare le realtà di Sora, San Donato Val di Comino, Cassino e Frosinone.

Il primo incontro del corso si è tenuto martedì 29 marzo, dalle ore 15 alle 18. Dopo i saluti iniziali del presidente del Progetto Memoria, il dottor Lello D’Ariccia, è stata la volta delle introduzioni della professoressa Mariolina Ciarnella, presidente di Irase Nazione e della dottoressa Sandra Terracina, che è la coordinatrice del Progetto Memoria. Due gli interventi previsti per questa prima giornata di formazione: quello del dottor Claudio Procaccia, che è il è direttore del Dipartimento Cultura della Comunità Ebraica di Roma e che dal 2001 è anche consulente all’archivio storico della Comunità (ASCER); quello della professoressa e storica Giordana Terracina.

Alla prima videoconferenza – quella dello scorso 27 gennaio, che è stata organizzata in occasione della Giornata della Memoria – avevano preso parte tutte le scuole della provincia di Frosinone. Gli accenti posti sulla Ciociaria derivano da uno spaccato storico che forse è poco conosciuto dal grande pubblico. Numerose persone di fede ebraica, a causa delle leggi emanate dalla Germania nazista e dalle altre nazioni del centro Europa, avevano deciso di trasferirsi in Italia, raggiungendo così i tanti ebrei residenti nel Belpaese. L’Italia, insomma, sembrava poter rappresentare un porto sicuro per molti ebrei d’Europa. Ma la folle entrata in guerra del regime fascista e le successive leggi razziali adottate nel nostro Paese sconvolsero i sogni dei tanti che si erano recati in Italia (o che già abitavano lì), pensando di poter sfuggire alla disumana violenza nazista. 

San Donato Val di Comino fu tra le realtà individuate per l’edificazione di un cosiddetto “campo d’internamento libero”. I resoconti storici raccontano di come quel campo fu, purtroppo, uno di quelli utilizzati per internare anche persone di fede ebraica provenienti da Regioni confinanti con il Lazio, divenendo una delle sedi centrali dell’antisemitismo perpetrato in Italia. Vista la particolare posizione geografica, la cittadina si trovò ad essere, dopo l’8 settembre 1943, retrovia del fronte di Cassino. Nonostante l’aiuto degli abitanti, in particolare delle donne a ebrei ed ex prigionieri alleati nascosti sulle montagne, il 6 aprile 1944, sedici ebrei vennero catturati e deportati ad Auschwitz-Birkenau, dopo essere transitati prima dal carcere di Regina Coeli di Roma e poi dal campo di Fossoli in provincia di Modena; solo tre sopravvissero. Alcuni degli internati, fortunatamente riuscirono a sfuggire all’arresto. Il progetto intende quindi approfondire le particolari vicende che, nell’ambito degli avvenimenti che hanno caratterizzato le persecuzioni antiebraiche e la Shoah in Italia, hanno contraddistinto un particolare territorio geografico, emblematico per la sua vicinanza alla linea del fronte, mettendo in evidenza eventi e luoghi della vita degli internati e valorizzando la solidarietà della popolazione e l’eroismo delle donne nel territorio del Basso Lazio. 

Mariolina Ciarnella

“La didattica della Shoah – ha affermato la presidente di Irase Nazionale, la professoressa Mariolina Ciarnella – non è certo una novità per noi: è dal 2001 che, insieme alla Uil Scuola, siamo impegnati nel far conoscere ai giovani (e non solo) gli eventi che hanno segnato in modo indelebile la storia dell’umanità, le leggi razziali, la shoah, partendo dal principio che l’oblio è la prima causa di comportamenti negativi riproponibili all’interno della società. Dal 2011 – ha aggiunto la Ciarnella – , la Uil ha anche stipulato un protocollo d’intesa con la Yad Vashem, il Centro di Studi Internazionali sulla didattica della Shoah a Gerusalemme. Una collaborazione che ci ha consentito di pubblicare un libro intitolato “Incontri con la scuola – Per non dimenticare”. L’opera, che è stata pubblicata dall’Irase Nazionale e dalla Uil Scuola, oggi è depositata presso la biblioteca dello Yad Vashem. Il che ci rende orgogliosi. Vorrei ricordare come, in quel libro, si sia deciso di riportare una frase che, per noi, continua a rappresentare l’architrave della didattica sulla Shoah: “La memoria serve per non dimenticare e per conoscere e chi non conosce il passato è condannato a riviverlo”. Colgo infine l’occasione per ringraziare la Regione Lazio, il Progetto Memoria, l’Istituto Italo Viglianesi e tutti gli enti che ci hanno accompagnato nella realizzazione di un progetto che ha suscitato un interesse rimarchevole da parte delle scuole della provincia di Frosinone e non solo”.

Redazione Digital

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