Scudetto, d’Annunzio l’inventore del tricolore sul petto

Fu d’Annunzio a usare per la prima volta a Fiume il simbolo che compie 102 anni.

La partita si svolse al campo sportivo di Cantrida, 7 febbraio 1920. Da una parte la squadra locale di civili semiprofessionisti e dilettanti. Dall’altra una compagine di arditi, fanti, bersaglieri, aviatori e marinai, futuristi. Maglia verde con stella nera i primi; maglia azzurra, come quella della Nazionale ufficiale, per i legionari. Arbitrava il tenente Maspero e una rete di Tomag risolse il match a favore dei fiumani. Ma un’idea geniale dell’Imaginifico fece storia.

Sulla maglia dei dannunziani venne cucito, per la prima volta, un triangolino bianco rosso e verde con il vertice rovesciato: “scudetto tricolore di foggia Sannitico Antica”, secondo la definizione araldica.

I giornali rilanciarono la foto della formazione priva dello scudocrociato bianco e rosso dei Savoia sulla divisa: l’ennesimo schiaffo del Comandante all’ordine costituito.

La novità piacque. Lo scudetto venne adottato dalla Federcalcio nel ‘24 e attribuito alla squadra campione d’Italia: il Genoa per primo, poi il Bologna nel ‘25 e la Juventus nel ‘26, con l’inserimento però di stemma sabaudo e fascio littorio. E la Nazionale? Mussolini disse no al distintivo tricolore. E ai Mondiali di Francia nel ‘38 ripudiò l’azzurro per un maglia nera con il fascio dorato.

Conclusa la seconda guerra mondiale ecco riemergere dal passato quello “scudetto di foggia sannitica” creato da d’Annunzio a Fiume. Cucito sulla divisa dei giocatori, accompagnò il 5-2 dell’Italia sulla Svizzera il 27 ottobre 1947.

Redazione Digital

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