Raffaello, la morte del pittore resta un mistero ecco il suo vero volto

di Marco Bussagli*

L’onda lunga delle celebrazioni per il cinquecentenario della morte di Raffaello, continuano anche adesso, a distanza di due anni dal 2020, data esatta della ricorrenza. Tanto è vero che proprio in questi giorni si apre a Londra, presso la National Gallery, la grande mostra dedicata all’Urbinate. Fra le varie iniziative ce n’è una della quale vale la pena fare menzione, anche perché ha già prodotto un risultato interessante. Si tratta dell’agile volume, redatto – a più mani – da un manipolo di studiosi di varie discipline (fra cui chi scrive), per iniziativa della blasonata Accademia Pontificia dei Virtuosi del Pantheon, col concorso dei Musei Vaticani, dell’Accademia di Belle Arti e della Sapienza Università di Roma.

Il titolo è Enigma Raffaello. Fortuna, rivalità, contrasti: il mistero della morte del Sanzio, edito da Skira e curato da Pio Baldi, Presidente della Accademia dei Virtuosi, insieme ad Alice Militello, curatrice della collezione museale della stessa istituzione. La causa della scomparsa di Raffaello, infatti, è sempre stata avvolta dal mistero perché la narrazione, come si usa dire oggi, tramandata da Vasari, secondo cui l’artista avrebbe perso la vita per i suoi eccessi amorosi (forse sifilide o altre malattie veneree) non ha mai convinto del tutto.

Sospetti fondati emersero quando, secondo quanto riporta il senese Girolamo Gigli nella sua Cronica, fu aperta la tomba nel 1674 e venne trovato un cadavere ben conservato, avvolto in un ricco manto scarlatto. Le condizioni appena descritte fecero nascere il sospetto di avvelenamento da arsenico che favorisce la conservazione del corpo. Naturalmente, non è questa l’unica ipotesi sul tavolo perché Raffaello potrebbe esser deceduto per malaria, anche se ad influire sul decorso negativo della patologia – come spesso accadeva allora – fu la pratica del salasso che, in quell’epoca (e per molto tempo, fino alla prima metà del XX secolo), era particolarmente diffusa, con effetti devastanti per il paziente.

Un’ulteriore ipotesi potrebbe essere quella della malattia professionale dovuta alle mescole dei colori, all’uso di solventi e alle tecniche sofisticate che avrebbero minato la sua salute. Lo spiega bene Vittorio Fineschi dal 2014 Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Legale della Sapienza Università di Roma.

Non è solo questo, però, l’unico argomento del libro, giacché, ad esempio, un’eminente studiosa come Sylvia Ferino Pagden prende in esame l’ambiente nel quale si muoveva Raffaello e le rivalità che emersero; mentre altri come l’Antropologo e Odontologo forense Chantal Milani, ricostruisce, sulla base del calco originale del cranio del grande artista, oggi conservato presso l’Accademia Pontificia dei Virtuosi del Pantheon, il vero aspetto di Raffaello, fino a darcene una simpatica versione digitale.

I risultati sono sorprendenti e del tutto compatibili con l’aspetto del Sanzio, noto attraverso i suoi ritratti e gli autoritratti, studiati da chi scrive. Non basta, ancora però, perché questa ricerca corale vorrebbe essere propedeutica a una ricognizione scientifica sul corpo riesumato dell’artista.

Aprire la tomba, metterebbe la Scienza nelle condizioni di chiarire non solo le cause della morte di Raffaello, ma pure le modalità delle consuetudini quotidiane del grande artista, dalla dieta che allora seguiva, alle eventuali malattie patite nel corso dei suoi trentasette straordinari anni. Perché questo accade, è stato proposto un tavolo tecnico intorno al quale riunire tutte le istituzioni che abbiano titolo per decidere in un senso o nell’altro, valutando i pro e i contro.

Per saperne di più, rimando al link della diretta Facebook nella quale questi temi sono stati discussi: https://youtu.be/X9FqPUG326A.

*Professore Accademia di Belle Arti di Roma

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