Processionaria, pericolosa per uomini e animali ecco il protocollo di emergenza
Processionaria, che croce! Se il cane andasse in letargo, probabilmente i proprietari vorrebbero dormisse dalla primavera a fine estate, per risvegliarsi con i primi freddi. Zecche, vespidi, vipere, forasacchi (spighe acuminate, ndr) e colpi di calore sono in agguato durante la bella stagione, che per il cinofilo, perennemente in apprensione, proprio bella non è. Tra i primi pericoli in un calendario sempre più anticipato a causa anche del riscaldamento globale c’è quello, terribile, della Thaumetopoea pityocampa, la processionaria del pino, artropode dell’ordine dei Lepidoptera, diffuso in Eurasia e Nordafrica. Si tratta di un insetto non solo distruttivo per le pinete a causa del suo effetto defogliante, ma anche pericoloso per le persone e gli animali.
Sono quattro le fasi del suo ciclo vitale – uovo, larva o bruco, crisalide, farfalla – ma, se da adulto si trasforma in una falena inoffensiva, durante lo stadio larvale presenta una velenosa peluria urticante. Per l’aspetto peloso risulta facile da riconoscere quando è bruco – lungo tra i 3 e i 4 cm, con il capo nero, mentre il corpo è grigio sui lati e fulvo sul dorso –, inconfondibile durante gli spostamenti, in fila indiana, mentre forma una «processione», da cui deriva il suo nome volgare. Ecco dunque perché e come proteggere i vostri cani. Temperature più alte della media stagionale possono anticipare la ripresa vegetativa e, con essa, lo spostamento di queste larve. Usualmente attivi in primavera, complice il riscaldamento globale, questi bruchi in processione si registrano ormai già da febbraio. Durante le belle giornate, le larve scendono dai rami dove si trovano i nidi per dirigersi verso il terreno alla ricerca del luogo adatto per attendere la metamorfosi allo stadio adulto, ed è da terra che, incuriositi, cani e bambini possono tentare di raccoglierle. Assai pericolose per l’uomo, possono rivelarsi letali per i suoi migliori amici: chiunque in questo periodo frequenti parchi, giardini e boschi dovrebbe starne alla larga, evitando di entrarne in contatto non solo a livello tattile, scongiurando la contaminazione di pelle e, soprattutto, mucose; i peli risultano dannosi, infatti, anche se inalati, provocando tosse e difficoltà respiratorie in entrambe le specie, umana e canina.
Le (brutte) sorprese non arrivano, però, solo dai pini, bensì anche dalle querce (in questo caso si parla di Thaumetopoea processionea): maggiore attenzione andrà dunque prestata durante le passeggiate con il proprio cane in zone dove potrebbero ergersi entrambe queste tipologie arboree. Ma se ciclo vitale e pericolosità della processionaria della quercia sono simili a quelli della processionaria del pino, il fenomeno non si circoscrive qui: esistono, infatti, addirittura quaranta specie differenti che parassitano piante diverse, preferendo in ogni caso quelle più giovani. Più raramente, possono infestare anche castagni, betulle, larici, abeti e faggi, colonizzando perfino i cedri di certe aree urbane, dunque attenzione pure in città. Bisogna osservare la chioma degli alberi e, se si nota traccia di nidi bianchi simili a ragnatele, sospesi tra i rami, evitare la zona e segnalarla al Comune affinché provveda alla disinfestazione.
A causa dei cambiamenti climatici ormai compare sempre in anticipo rispetto al passato. I suoi peli urticanti possono causare necrosi della lingua, guai respiratori e portare anche alla morte. Tutte le precauzioni da adottare e cosa fare in caso di emergenza. Processionaria, che croce! Se il cane andasse in letargo, probabilmente i proprietari vorrebbero dormisse dalla primavera a fine estate, per risvegliarsi con i primi freddi. Zecche, vespidi, vipere, forasacchi (spighe acuminate, ndr) e colpi di calore sono in agguato durante la bella stagione, che per il cinofilo, perennemente in apprensione, proprio bella non è. Tra i primi pericoli in un calendario sempre più anticipato a causa anche del riscaldamento globale c’è quello, terribile, della Thaumetopoea pityocampa, la processionaria del pino, artropode dell’ordine dei Lepidoptera, diffuso in Eurasia e Nordafrica. Si tratta di un insetto non solo distruttivo per le pinete a causa del suo effetto defogliante, ma anche pericoloso per le persone e gli animali. Sono quattro le fasi del suo ciclo vitale – uovo, larva o bruco, crisalide, farfalla – ma, se da adulto si trasforma in una falena inoffensiva, durante lo stadio larvale presenta una velenosa peluria urticante. Per l’aspetto peloso risulta facile da riconoscere quando è bruco – lungo tra i 3 e i 4 cm, con il capo nero, mentre il corpo è grigio sui lati e fulvo sul dorso –, inconfondibile durante gli spostamenti, in fila indiana, mentre forma una «processione», da cui deriva il suo nome volgare. Ecco dunque perché e come proteggere i vostri cani. Temperature più alte della media stagionale possono anticipare la ripresa vegetativa e, con essa, lo spostamento di queste larve. Usualmente attivi in primavera, complice il riscaldamento globale, questi bruchi in processione si registrano ormai già da febbraio. Durante le belle giornate, le larve scendono dai rami dove si trovano i nidi per dirigersi verso il terreno alla ricerca del luogo adatto per attendere la metamorfosi allo stadio adulto, ed è da terra che, incuriositi, cani e bambini possono tentare di raccoglierle. Assai pericolose per l’uomo, possono rivelarsi letali per i suoi migliori amici: chiunque in questo periodo frequenti parchi, giardini e boschi dovrebbe starne alla larga, evitando di entrarne in contatto non solo a livello tattile, scongiurando la contaminazione di pelle e, soprattutto, mucose; i peli risultano dannosi, infatti, anche se inalati, provocando tosse e difficoltà respiratorie in entrambe le specie, umana e canina. Le (brutte) sorprese non arrivano, però, solo dai pini, bensì anche dalle querce (in questo caso si parla di Thaumetopoea processionea): maggiore attenzione andrà dunque prestata durante le passeggiate con il proprio cane in zone dove potrebbero ergersi entrambe queste tipologie arboree. Ma se ciclo vitale e pericolosità della processionaria della quercia sono simili a quelli della processionaria del pino, il fenomeno non si circoscrive qui: esistono, infatti, addirittura quaranta specie differenti che parassitano piante diverse, preferendo in ogni caso quelle più giovani. Più raramente, possono infestare anche castagni, betulle, larici, abeti e faggi, colonizzando perfino i cedri di certe aree urbane, dunque attenzione pure in città. Bisogna osservare la chioma degli alberi e, se si nota traccia di nidi bianchi simili a ragnatele, sospesi tra i rami, evitare la zona e segnalarla al Comune affinché provveda alla disinfestazione. I peli urticanti che ricoprono il corpo della larva, rilasciati nell’aria quando il bruco si sente in pericolo e diffusi anche solo dal vento, sono velenosi per l’uomo e gli animali: talvolta, possono provocare un’importante reazione allergica che, in caso di ripetuti contatti, induce anche shock anafilattico con pericolo mortale (tra i sintomi: orticaria, sudorazione, edema di bocca e gola, difficoltà respiratorie, ipotensione e perdita di coscienza). Sono sottili, appuntiti e uncinati: penetrando nella cute e spezzandosi, provocano reazioni cutanee che si manifestano come un’eruzione dolorosa e pruriginosa. A contatto con le mucose umane e canine, scatenano una reazione irritativa e infiammatoria perché contenenti una proteina, la traumatoproteina, che induce liberazione di istamina, mediatore dell’infiammazione. Il quadro sintomatologico si complica quindi nel caso in cui i peli vengano ingeriti (edema linguale con ulcere, infiammazione di bocca e mucosa gastroenterica con ipersalivazione, vomito e dolore addominale con diarrea) o inalati (irritazione e infiammazione delle vie aeree con starnuti, tosse, difficoltà di deglutizione e respiratorie). Si aggiunge febbre, perdita di vivacità e anoressia per infiammazione delle mucose buccali e linguali. Nei casi più gravi, la severità del processo infiammatorio può portare a necrosi di intere porzioni di lingua, con mutilazioni delle parti offese.
Come è sconsigliato in presenza di corpi estranei acuminati, taglienti, uncinati o nastriformi, oltre che di sostanze caustiche, indurre il vomito in caso di ingestione di una processionaria potrebbe non essere raccomandabile, perché i peli rischierebbero di ledere nuovamente i distretti anatomici già attraversati. Che il cane abbia ingoiato o meno il bruco, allertate subito la clinica più vicina a voi e raggiungetela con la massima urgenza per limitare quanto più possibile i danni. Non perdete tempo ostinandovi a mettervi in contatto con l’ambulatorio che frequentate usualmente: in questi casi, conta prima di tutto la tempestività.
Al vostro professionista di fiducia, invece, potete chiedere utili informazioni preventive: l’automedicazione è tendenzialmente sconsigliata, ma il veterinario può stabilire che alcuni farmaci salvavita, come il cortisone in caso di rischio anafilattico, possano essere indicati per un kit d’emergenza. Sarà lui, però, a consigliarvi quali, in quali dosaggi e in quali circostanze vadano usati per il vostro amico, sempre e solo per tamponare una situazione emergenziale, in attesa di cure specialistiche. Frequentare un corso di pronto soccorso in cui imparare ad affrontare questa e altre eventualità è sicuramente sempre consigliato a chiunque abbia un cane e ne voglia tutelare al meglio la salute. corriere.it









