Netanyahu Putin e Trump contro la Corte Penale Internazionale, ecco perché

di Massimiliano Pellegrini*

Da un excursus storico, risalendo al 21 novembre 2024, la Corte Penale Internazionale nell’ambito delle indagini del conflitto israeliano-palestinese ha emesso un mandato d’arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per aver commesso crimini di guerra contro la popolazione palestinese, bambini compresi. A seguito di questo provvedimento della Corte il 6 febbraio 2025 il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone sanzioni alla Corte penale internazionale, accusata di “intraprendere azioni illegali contro gli Stati Uniti e il nostro stretto alleato Israele”.
 Il testo reso noto dalla Casa Bianca recita “La Corte Penale Internazionale ha intrapreso delle azioni illegali e senza fondamento contro gli Stati Uniti e il nostro stretto alleato Israele”, respingendo così le accuse della Corte.
Poche settimane fa, il 24 settembre 2026, all’assemblea Generale dell’ONU, durante l’intervento del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, le delegazioni dei diplomatici degli altri paesi hanno abbandonato la sala in segno di protesta contro i genocidi avvenuti sulla striscia di Gaza. Segno che la sentenza della Corte Penale quindi aveva un suo fondamento.
Per ampliare il discorso dei crimini di guerra, nell’ambito delle indagini sulla situazione in Ucraina invece, sempre la Corte Penale Internazionale in data 17 marzo 2023, ha emesso un mandato di arresto nei confronti Vladimir Vladimirovich Putin per crimini di guerra di deportazione illegale di popolazione, in particolare di deportazione di bambini ucraini, dalle aree occupate dell’Ucraina alla Federazione Russa. A tal proposito è moralmente doveroso far presente che le origini e la storia della Corte Penale Internazionale sono da far risalire al periodo della seconda guerra mondiale, quando vennero istituiti i tribunali militari internazionali. Il primo tribunale di questo tipo fu chiamato a giudicare i capi nazisti nel Processo di Norimberga e negli anni ha pronunciato sentenze sempre più diverse, ampliando l’ambito di giurisdizione e giudicando oltre ai crimini di guerra, anche i crimini contro l’umanità e contro la pace. I paesi che aderiscono allo Statuto della Corte Penale Internazionale nel mondo sono 124. Ma Israele, Russia, Stati Uniti hanno approvato lo Statuto della Corte, ma non lo hanno ratificato. Questo significa che loro non sono sottoposti alla giurisdizione della Corte stessa. Uno Stato che non riconosce la Corte infatti, non è tenuto a estradare i propri cittadini che abbiano commesso crimini per essere processati e ad oggi non esistono mezzi di coercizione internazionali per spingere gli Stati non appartenenti alla Corte a cedere alle richieste della Corte. In sostanza quindi le più grandi potenze mondiali sono esonerate dall’esecuzione di qualsiasi sentenza della Corte emessa nei loro confronti.
Dunque, alla luce dei fatti esposti, non occorre certo stabilire se i crimini di guerra e contro l’umanità possano essere ratificabili e imputabili o meno a un paese o a un altro, ma considerare universalmente la gravità morale e penale degli atti commessi condannando senza se e senza ma i responsabili di queste bestiali atrocità. È questo il metro che dovrebbe essere utilizzato per valutare ogni attacco all’integrità della vita. Fin quando l’uomo non metterà al primo posto la vita umana come valore assoluto, rimarrà schiavo di valori come l’avidità, il potere, il denaro e di ogni devastante tentazione terrena, dimostrando palesemente di non essere degno di essere stato dotato dell’intelligenza superiore di cui è in possesso. Sminuire dei suoi poteri un Tribunale Internazionale e ignorare la sua funzione di essere stato messo a guardia della tutela della vita, rappresenta una vergona per tutto il genere umano, che diventa anch’esso complice nel momento in cui resta ad osservare senza intervenire. Non rispettare un’istituzione nata con un animo cosi nobile e rispettoso della vita, che ha legittimamente fatto giustizia verso una ferocia come quella del nazismo, è più atroce del nazismo stesso. Non ci sarà Pace finché non ci sarà Giustizia. 

*Giudice onorario del Tribunale di Sorveglianza di Roma