Matrimonio sacerdoti, Papa Francesco approva “Il celibato dei preti può essere rivisto” 

«Sono disposto ad andare a Kiev. Voglio andare a Kiev. Ma a condizione che io vada a Mosca. Andrò in entrambi i posti o in nessuno dei due». Papa Francesco parla con alcuni media argentini – il quotidiano La Nación e il sito Infobae – in occasione dei dieci anni del suo pontificato, e interviene su vari argomenti, dall’Ucraina al celibato sacerdotale. Permettere ai preti di sposarsi favorirebbe le vocazioni? «Credo di no», dice a Infobae il Papa, che però ricorda come il celibato sacerdotale sia «una prescrizione temporanea», una «disciplina» che «non è eterna come l’ordinazione sacerdotale» e tra l’altro vale solo «per la Chiesa occidentale», ovvero la Chiesa latina, mentre nelle chiese cattoliche orientali esistono i preti sposati, «anche in Curia ne abbiamo uno, l’ho incrociato oggi stesso, ha la moglie, il figlio…». Della questione si parla del resto da anni, nel 2013 anche il Segretario di Stato Pietro Parolin ricordò che il celibato «non è un dogma» e «se ne può discutere». In futuro si potrebbe andare verso una «doppia disciplina» come nelle Chiese orientali, se ne è parlato anche durante il Sinodo tedesco ma finora non si è mai andati oltre le riflessioni. Francesco comunque non chiude la porta, parlando al sito argentino, «non so se si risolverà in un senso o nell’altro». E aggiunge che «a volte il celibato può portarti al maschilismo. A un prete che non sa lavorare con le donne manca qualcosa, non è maturo. Il Vaticano era molto maschilista, ma fa parte della cultura, non è colpa di nessuno. Si è sempre fatto sempre così». Ora le cose stanno cambiando, dice: «Hanno un’altra metodologia, le donne. Hanno un senso del tempo, dell’attesa, della pazienza, diverso dall’uomo. Questo non sminuisce l’uomo, sono diversi. E devono completarsi a vicenda». Parlando a La Nación, intervistato da Elisabetta Piqué, Francesco dice che al prossimo Sinodo voteranno anche le donne, «chi partecipa a un Sinodo ha diritto di voto, che sia maschio o femmina, tutti, la parola “tutti” per me è la chiave», e chiarisce: «Nel sinodo per l’Amazzonia è stato chiesto: perché le donne non possono votare? Sono cristiani di second’ordine? Si ponevano problemi sempre più seri per migliorarsi». Il primo passo lo aveva fatto due anni fa nominando una donna, suor Nathalie Becquart, sottosegretario del Sinodo, con diritto di voto automatico. Quanto al viaggio a Mosca, Francesco risponde che non si sa mai: «Non sto dicendo che sia possibile. Non è impossibile. Speriamo di poterlo fare, eh. Occhio, non c’è nessuna promessa, niente. Ma non ho chiuso quella porta». Aveva parlato di Putin come di «una persona colta», e lo ribadisce, «è venuto a trovarmi qui tre volte come capo di Stato e puoi avere una conversazione di alto livello con lui, abbiamo discusso di letteratura, parla perfettamente tedesco, parla inglese», ma precisa: «Una cultura è qualcosa che si acquisisce, non è una professione morale. Sono due cose differenti». Alla domanda se esista un «piano di pace» dal Vaticano, il Papa spiega: «Non un piano di pace, c’è un servizio di pace, che, con discrezione…ci sono diversi capi di Stato che sono interessati, giusto?». Ma in che consiste? «In un desiderio di servire la pace. Ad esempio in India, Modi è molto preoccupato. E Modi è un uomo equilibrato che sa chiamare perfettamente al dialogo con entrambi. Un esempio. Ci sono altri capi di Stato. E sottobanco si lavora». E un incontro tra Zelensky e Putin è immaginabile? «Detto così, non lo so. Ma è plausibile un incontro mondiale dei mondiali su questo. C’è anche un gruppo israeliano che sta lavorando su questo. Diversi che probabilmente si uniscono e possono fare qualcosa, giusto? Il Vaticano sta lavorando». corriere.it