Margherita di Savoia, ecco la prima regina d’Italia
Non bastava il vasto programma «Margherita. Un secolo di storia» a Stupinigi — con visite guidate ed esposizione d’auto e carrozze d’epoca — che s’inaugura il 5 marzo: nel centenario della morte della «prima regina d’Italia» anche i Musei Reali dedicheranno a Margherita di Savoia, dal 21 maggio, una mostra e varie iniziative collaterali. Ma ancora? Se ne sentiva davvero il bisogno? Non abbiamo già abbondantemente dato nel 2022, con l’imbarazzante mostra a Palazzo Madama? Quello fu un melenso santino celebrativo della (cito i titoli delle varie sezioni) «Regina», «Madre», «Icona di stile», «Musa» (di un senile Carducci), «Benefattrice»; un’agiografia che sorvolava seraficamente sugli aspetti meno edificanti della personalità di Margherita.
Nessun cenno alla colonialista forsennata che accoglieva la sanguinosa sconfitta di Dogali inveendo contro «quei selvaggi» abissini che avevano umiliato le tradizioni militari (boh…) dei Savoia e che anche dopo i disastri di Adua e dell’Amba Alagi spronava l’Augusto Marito Umberto I a proseguire nella sciagurata guerra africana. Silenzio totale anche sulla Benefattrice che nel 1898 bollò come «una congiura internazionale della plebaglia per sovvertire le istituzioni» i moti di Milano contro il carovita, quando Bava Beccaris cannoneggiò «l’amato popolo» che chiedeva pane. Due anni dopo Umberto I venne assassinato dall’anarchico Bresci, e Margherita inorridì per il «sacrilegio dell’uccisione dell’Unto del Signore, il più grande delitto del secolo»: altro che le cento vittime di Bava Beccaris.
Coerentemente, nel secolo che si apriva la Regal Vedova ebbe modo di manifestare fin dalla prima ora la sua simpatia per il fascismo, ricevendo nella sua villa di Bordighera l’omaggio dei quadrumviri alla vigilia della marcia di Roma. Mussolini ricambiò l’affettuosità facendo di Margherita il simbolo del legame tra la monarchia e il nascente regime, in un’operazione propagandistica di cui il funerale della Regal Vedova, nel 1926, segnò l’apoteosi popolare. Ciò spiega forse l’attuale fervore celebrativo; ma resta lecito chiedersi se Margherita di Savoia sia davvero una figura da incensare per due volte nel giro di quattro anni.
Ho girato la domanda alla direttrice dei Musei Reali, Paola D’Agostino. Premesso che, nel centenario della morte, i Musei Reali dovevano pur fare qualcosa (ma anche no, dico io…), la direttrice precisa che la mostra in programma «sarà un’occasione per studiare i materiali legati a Margherita, conservati in Biblioteca Reale e di cui non si sa quasi nulla: sono tantissimi inediti, tra materiali musicali, autografi di poeti e artisti, album fotografici, collezioni librarie, prontuari per ricami». Inoltre, continua Paola D’Agostino, «le visite all’appartamento della regina racconteranno come il passaggio dal regno sabaudo all’Italia unita si riflettesse anche nell’evoluzione dell’arredamento, nella visione di un’ebanisteria nazionale, incontro e dialogo dell’alto artigianato di stati diversi». D’Agostino promette «una mostra di interesse scientifico che offrirà al visitatore uno sguardo sulla vita quotidiana negli anni in cui l’Italia diventava nazione». Insomma, niente «selvaggi abissini» né cannoni di Bava Beccaris, ma neanche agiografie antistoriche. Rispetto alla mostra del 2022 è già un passo avanti. corriere.it








