Malasanità, in ricordo di Giovanna i familiari scrivono a Mattarella
“Il caso di Giovanna Bifulco Accardi giunge oggi a un punto di svolta, ma è il ricordo della sua straordinaria vitalità a rendere questa vicenda ancora più dolorosa – hanno affermato i familiari – Chi l’ha conosciuta descrive una donna solare e bellissima, un’amica capace di emanare luce. Sapere cosa le è accaduto in quegli ultimi istanti gela il cuore: una vita spezzata da una catena di omissioni e da una superficialità professionale inaccettabile. Per tre giorni, Giovanna ha lottato contro sintomi devastanti: vomito, diarrea e gravi crisi respiratorie. La ricostruzione dei fatti delinea una gestione medica priva di prudenza e rigore: dopo ripetute prescrizioni telefoniche, i familiari si sono recati allo studio del medico di Terzigno. Quest’ultimo, anziché procedere a un’indifferibile visita domiciliare, ha consegnato un foglio di carta strappato con l’indicazione dei farmaci, indirizzando la famiglia alla Guardia Medica per la trascrizione.
Si è innescata così una frammentazione dei soccorsi drammatica: la Guardia Medica di San Giuseppe Vesuviano, basandosi su quel foglio di fortuna e senza visitare la paziente, ha prescritto una sola fiala intramuscolare, delegando alla Guardia Medica di Terzigno la prescrizione della dose successiva e, infine, rimandando al medico curante per il completamento della terapia. È stata somministrata una cura “importante”, che per dosaggi e tipologia avrebbe richiesto un rigoroso monitoraggio ospedaliero o, quantomeno, una presenza medica costante. Al contrario, i medici coinvolti sono rimasti ignari delle reali condizioni di Giovanna, continuando a prescrivere farmaci a ripetizione senza mai accertarsi dell’efficacia o del peggioramento del quadro clinico. Quando alle ore 13:00 è scattata la chiamata al 118, il ritardo accumulato era ormai incolmabile: Giovanna è spirata presso la Clinica Santa Lucia, vittima di un sistema che ha preferito la burocrazia del farmaco alla cura della persona.
In questo ventennio, la famiglia Bifulco Accardi ha dimostrato una dignità disarmante. Fa riflettere la serenità che oggi emerge dalla loro battaglia: non si sono mai scomposti, onorando con una costanza impeccabile il proprio dovere verso la sorella perduta. Definiti dagli osservatori come “esemplari”, i familiari hanno mantenuto una riservatezza intoccabile, rifiutando il clamore mediatico e parlando solo attraverso i propri legali. Data l’inerzia che ha caratterizzato il caso per oltre 8.000 giorni, la famiglia e lo Studio Associato Avvocati Maior hanno diffuso una Lettera Aperta Informativa indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Nel documento si richiede l’intervento delle istituzioni centrali per squarciare il silenzio locale e restituire verità a un caso che interroga il senso profondo del diritto in Italia. Il pool di esperti — composto dagli avvocati Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino, Filippo Castaldo e dal medico legale Dott. Marcello Lorello — ha passato al setaccio ogni grado di giudizio. La loro conclusione è netta: siamo di fronte a un caso di Malasanità e Malagiustizia. Le vecchie consulenze tecniche (CTU) sono descritte come “fuorvianti e incoerenti”, poiché in totale contrasto con l’esame autoptico, che confermava un quadro clinico già irreversibilmente compromesso 24 ore prima del decesso. La nuova denuncia alla Procura di Nola chiede la riapertura delle indagini per fare luce su errori tecnici e valutazioni che il tempo ha dimostrato essere infondate. Il Paese intero attende che le Istituzioni accolgano l’esigenza di verità di questa famiglia, trasformando 22 anni di attesa in un atto di giustizia riparativa. Lo Stato deve trovare il modo di dire, finalmente: “scusa” dopo 22 anni”.
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