Ladro ucciso in casa dal proprietario dell’abitazione, in 200 dal campo rom assediano l’ospedale

Sono duecento volti che si girano all’unisono verso lo stesso punto. E duecento voci che si spengono d’improvviso tutte assieme. E smettono di commentare, di chiedere novità, di far circolare informazioni. Tutti in silenzio a osservare quel piccolo varco protetto da un cordone di carabinieri, che si apre e lascia uscire, in carrozzella, la madre di Adamo Massa. Sono quasi le 16, e le grida della donna sono disperate. «Perché? Perché me l’hanno ammazzato». Urla, e sfoga la sua rabbia sulla sedia a rotelle e sulla stampella che tiene appoggiata sulle gambe. La folla di amici e parenti — quelli che solo qualche decina di minuti prima aveva quasi assaltato il pronto soccorso del piccolo ospedale Fornaroli di Magenta, nell’hinterland ovest di Milano, per sapere come stava il loro familiare, l’amico, e per reclamarne il corpo — si alterna, in ordine, ad abbracciare la donna, a baciarla, a farle le condoglianze per la perdita, a dirle di farsi forza. E la «scorta» fino al parcheggio, «accerchiandola», e l’accompagna ancora fino all’auto che poi la porterà via in lacrime. Seguita subito dopo da tutto il resto del gruppo. Giusto il tempo che la notizia del ferimento del 37enne corra per i 120 chilometri che separano da Torino. E che le macchine s’incolonnino lungo l’autostrada. È il primissimo pomeriggio quando nella via d’accesso al pronto soccorso e nel vicino parcheggio s’ammassano decine e decine di persone. Sradicano la porta a vetri scorrevole. Provano a raggiungere la stanza in cui il corpo attende l’arrivo della Mortuaria. Chiedono tutti di lui, di Adamo, ferito (mortalmente) durante l’ultimo colpo tentato ieri mattina, a Lonate Pozzolo, nel Varesotto, e scaricato un paio d’ore prima proprio là davanti dai due complici in fuga. Serve l’arrivo di svariate pattuglie dei carabinieri per riportare la calma. Per placare l’ira generalizzata, e lasciarli aspettare all’esterno, facendo entrare solo i familiari più stretti. Sinti piemontese, casa nello storico campo nomadi di corso Unione Sovietica — il «Sangone», nato quarant’anni fa in zona Mirafiori, alla periferia di Torino —, Massa avrebbe festeggiato il compleanno dei 38 fra poco più di dieci giorni. Una compagna. Un figlio. E una lunghissima fila di precedenti. Un «curriculum» che lo segnala negli anni in giro per tutto il nord Italia, fino alla Versilia. Reati contro il patrimonio, soprattutto. Oltre a tutto un corollario di resistenze, danneggiamenti, e via dicendo. Con una predilezione per i furti in abitazione. E per le truffe agli anziani, quando — insieme ai complici di turno — si spacciava per poliziotto, tecnico del gas o dell’acquedotto, per arraffare alle vittime soldi, ori, gioielli. Nel tempo, un arresto dopo l’altro, gli hanno trovato di tutto: auto e moto «camuffate», targhe clonate, sirene e distintivi farlocchi, ricetrasmittenti, mezzi trasformati in camerini mobili per indossare parrucche e divise d’ogni tipo. Un kit da professionista. Oltre a un armamentario fatto di flessibili e grimaldelli, per scassinare serrature e forzare casseforti. corriere.it