Italia batte Scozia, splendida vittoria degli azzurri al Sei Nazioni

Italy's Team during the Quilter Nations Series 2025 match between Italy and South Africa at the Juventus Stadium in Turin, north west Italy - November 15, 2025. Sport - Soccer (Photo by Fabio Ferrari/LaPresse)

Il rugby è tutto scritto dentro quell’ultima azione, i 68.215 dell’Olimpico trattengono il fiato, lo stadio respira insieme con il gioco, l’Italia è avanti (18-15, due mete a testa) contro la Scozia e la Scozia che non ci sta a perderla perché è arrivata a Roma dichiarando al mondo di voler finalmente portare a casa il Sei Nazioni. Il diluvio ha trasformato la partita in un racconto di altri tempi e alla resa dei conti si arriva stremati, in debito di energie e idee: 29 fasi nel rugby sono un’eternità di scontri fisici, di lividi da curare durante la settimana, di difesa che mai come questa volta vale molto più dell’attacco, 29 fasi e l’Italia è lì a tirar su un muro fatto di placcaggi, di rigore e disciplina perché prendere un penalty sarebbe letale, di consistenza di una squadra che si è stufata di sentirsi sempre e comunque l’invitata alla festa degli altri. Il tempo si ferma, il sacrificio è un inno alla gioia, la Scozia le prova tutte, forza i tempi, accelera, cambia fronte di attacco. Niente da fare, il muro azzurro è commovente. Alla fine si arriva per sfinimento, la mischia italiana ingabbia il pallone, blocca gli scozzesi, una rapina legalizzata che è sinonimo di trionfo. L’Olimpico tira il fiato, respira a pieni polmoni e ringrazia Gonzalo Quesada, amico e seguace di Julio Velasco, un innovatore che ha capito che anche in Italia a saperlo coltivare si poteva tirar su l’albero del rugby. Il successo è di quelli che lasciano il segno, perché arriva nel giorno in cui l’Italia deve fare a meno di 10 titolari e inventarsi come passare sopra alle assenze di CapuozzoNegri, Vintcent, l’asse portante della squadra. Ci pensa il gruppo a nascondere la difficoltà, l’avvio esplosivo, le mete da sballo di Lynagh e Menoncello che rivelano l’anima latina del rugby azzurro, la risposta di Dempsey che manda le squadre al riposo a distanza ravvicinata (15-7), il secondo tempo sotto al diluvio e sopra la palude, sono gli ingredienti di un Torneo meraviglioso in cui anche l’Italia oramai ha pieno diritto di residenza. Si chiude con l’assalto degli Highlanders e la resistenza paziente degli azzurri, 29 fasi di gioco e non sentirle, uno stadio in festa e la Cuttitta Cup, il trofeo in ricordo di Maus Cuttitta messo in palio ogni anno nello scontro tra le due squadre in cui lasciò il segno da giocatore e tecnico, che torna a casa. Sabato l’Italia andrà a Dublino contro l’Irlanda con l’animo leggero. E la voglia di sentirsi finalmente grande. corriere.it