Italia batte Scozia, splendida vittoria degli azzurri al Sei Nazioni

Il rugby è tutto scritto dentro quell’ultima azione, i 68.215 dell’Olimpico trattengono il fiato, lo stadio respira insieme con il gioco, l’Italia è avanti (18-15, due mete a testa) contro la Scozia e la Scozia che non ci sta a perderla perché è arrivata a Roma dichiarando al mondo di voler finalmente portare a casa il Sei Nazioni. Il diluvio ha trasformato la partita in un racconto di altri tempi e alla resa dei conti si arriva stremati, in debito di energie e idee: 29 fasi nel rugby sono un’eternità di scontri fisici, di lividi da curare durante la settimana, di difesa che mai come questa volta vale molto più dell’attacco, 29 fasi e l’Italia è lì a tirar su un muro fatto di placcaggi, di rigore e disciplina perché prendere un penalty sarebbe letale, di consistenza di una squadra che si è stufata di sentirsi sempre e comunque l’invitata alla festa degli altri. Il tempo si ferma, il sacrificio è un inno alla gioia, la Scozia le prova tutte, forza i tempi, accelera, cambia fronte di attacco. Niente da fare, il muro azzurro è commovente. Alla fine si arriva per sfinimento, la mischia italiana ingabbia il pallone, blocca gli scozzesi, una rapina legalizzata che è sinonimo di trionfo. L’Olimpico tira il fiato, respira a pieni polmoni e ringrazia Gonzalo Quesada, amico e seguace di Julio Velasco, un innovatore che ha capito che anche in Italia a saperlo coltivare si poteva tirar su l’albero del rugby. Il successo è di quelli che lasciano il segno, perché arriva nel giorno in cui l’Italia deve fare a meno di 10 titolari e inventarsi come passare sopra alle assenze di Capuozzo, Negri, Vintcent, l’asse portante della squadra. Ci pensa il gruppo a nascondere la difficoltà, l’avvio esplosivo, le mete da sballo di Lynagh e Menoncello che rivelano l’anima latina del rugby azzurro, la risposta di Dempsey che manda le squadre al riposo a distanza ravvicinata (15-7), il secondo tempo sotto al diluvio e sopra la palude, sono gli ingredienti di un Torneo meraviglioso in cui anche l’Italia oramai ha pieno diritto di residenza. Si chiude con l’assalto degli Highlanders e la resistenza paziente degli azzurri, 29 fasi di gioco e non sentirle, uno stadio in festa e la Cuttitta Cup, il trofeo in ricordo di Maus Cuttitta messo in palio ogni anno nello scontro tra le due squadre in cui lasciò il segno da giocatore e tecnico, che torna a casa. Sabato l’Italia andrà a Dublino contro l’Irlanda con l’animo leggero. E la voglia di sentirsi finalmente grande. corriere.it








