“Io, nipote della Petacci, denuncio Gene Gnocchi”

“Il maiale di Roma? Si chiama Claretta Petacci”. Non si placano le polemiche intorno alle parole pronunciate da Gene Gnocchi e alla conseguente risata di Giovanni Floris durante la trasmissione televisiva Dimartedì. “Ho provato disgusto, spero si scusi – ha affermato Emilio Persichetti, nipote di Claretta – Come avvocato dico che è una offesa gravissima perseguibile penalmente. Mia zia è stata un esempio di amore eroico”.

Il 28 aprile 1945, a guerra finita, Claretta Petacci fu assassinata insieme al suo amante, Benito Mussolini.
“La sua unica colpa era quella di avere amato un uomo”, riecheggiano le parole di Sandro Pertini che ammise la violenza usata contro questa donna colpevole solo di aver amato Benito Mussolini. “Una macelleria messicana” ebbe a dire dello scempio di piazzale Loreto, Ferruccio Parri, autorevole esponente della resistenza. “Tragico spettacolo offerto da una folla ebbra di sangue” chiosò Indro Montanelli. Cadaveri ammassati in strada, bersagliati da calci, sputi e urina. Poi appesi a testa in giù. Tra questi l’inerme Claretta, giovane 33enne che pagò con la vita il suo amore verso il capo del fascismo. Riaffiorano i fantasmi di quei giorni, tornano a marciare dagli scrigni della memoria. La calca inferocita ha ballato sui loro corpi, ha poi nascosto le loro tombe. Nessuno però li potrà cancellare. Ci credo. Piovono fiori su piazzale Loreto.