In vendita la villa della Sirenetta, costa 20 milioni di euro circa

Una villa affacciata sul mar Ligure. Ma non solo una bella casa su una scogliera, bensì un immobile che si porta dietro un carico di storia e di arte notevoli, da chi la creò a chi la frequentò ai luoghi che la circondano. Lionard Luxury Real Estate S.p.A ha messo in vendita l’immobile appartenuto all’editore che fece grande la rivista «Abitare», Renato Minetto, incastonato su una scogliera a Sestri Levante a 15 chilometri da Portofino e a 25 dalle Cinque Terre: una magione che l’architetto Luigi Carlo Daneri, ispirandosi al linguaggio del maestro Le Corbusier, progettò tra il 1938 e il 1940. Il nome esatto è «Villa Domus» e fu realizzata dal progettista genovese nell’arco della sua lunga carriera che lo portò a firmare la chiesa di San Marcellino a Genova, il quartiere Forte-Quezzi, detto il Biscione, piazza Rossetti e la colonia Piaggio. Ma il valore dell’immobile è anche letterario e sta tutto nella sua cornice: sì, perché in questi luoghi soggiornò nel 1833 lo scrittore danese Hans Christian Andersen che, incuriosito dalla leggenda locale dell’amore proibito tra il tritone Tigullio e la sirena Segesta, vi attinse per scrivere la fiaba «La Sirenetta». A decidere di cedere la residenza sono stati gli eredi di Minetto: la base di partenza per fare un’offerta non è ancora nota, ma per questi immobili di pregio, soggetti a trattativa privata, si inizia con 10-20 milioni circa, dicono gli addetti ai lavori. L’immobile misura 1.100 metri quadri che contano 9 camere da letto, 6 bagni e due dependance. Gli esterni, con parco, piscina e giardino, si estendono per 2,3 ettari. Come ricorda anche Italo Lupi, la villa era animata da feste frequentate da celebri personalità, grandi nomi del design e dell’architettura, dell’editoria e dell’imprenditoria ed è un raro esempio di architettura razionalista non alterata, tanto da essere stata riconosciuta «Monumento nazionale di architettura moderna» dal Ministero della Cultura Italiano in quanto «testimonianza imprescindibile per l’architettura italiana del Novecento». Il rigore funzionale, la chiarezza distributiva degli ambienti e l’avanguardia tecnologica ne fanno, come scrisse Giò Ponti «una dimora, intesa non come alloggiamento, ma come teatro per le azioni umane di vita e di pensiero, di opera e di contemplazione». Per la sua particolare bellezza, la casa fu al centro di articoli pubblicati su riviste come «Casabella» (ottobre 1940), «Domus» (gennaio 1941) e negli anni ‘90 «Abitare». corriere.it