Habemus Papam uomo giusto al posto giusto, la politica esce sconfitta

di Caterina Bracaglia

In seguito ai 759 voti ottenuti all’ottavo scrutinio a Montecitorio, Sergio Mattarella è ancora il Presidente della Repubblica Italiana.

Dopo un teatrino durato una settimana, i protagonisti di tale vicenda si sono trovati a testare le forze politiche di coalizione in vista delle prossime elezioni 2023 più che pensare all’elezione di un Capo di Stato. È doveroso dare una spiegazione chiara ai cittadini, invece di rifugiarsi nelle frasi di circostanza o nei ringraziamenti di rito a Mattarella.

E’ vero che abbiamo evitato Berlusconi e le risate del mondo intero, Casini e il bigottismo al potere, capi dei servizi segreti, tecnici riscattati dai propri uffici per nascondere il vuoto politico, Presidente del Senato che votava per la nipote di Mubarak e con la passione per gli aerei, ma ora abbiamo, come inquilino al Quirinale, il migliore di tutti nel panorama politico italiano odierno.

Questa situazione di stallo politico, si ripete per la seconda volta consecutiva, allorquando il precedente Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2013 fu costretto a tornare al Quirinale, dopo che affossarono Franco Marini e poi, con il famoso tradimento della carica dei 101 franchi tiratori, Romano Prodi. La storia si è ripetuta anche con il suo successore; ergo, il fallimento riguarda tutti i partiti politici, nessuno escluso.

Il centro-destra si è presentato con la candidatura di Silvio Berlusconi, ovvero il nome più divisivo ed incompatibile per un garante della Costituzione e resosi ben conto che non sarebbe salito al Colle, si è ritirato dai giochi. Meloni, Salvini e Tajani hanno dunque ripiegato su altri nomi, ugualmente irricevibili e sempre orbitanti nella galassia berlusconiana: sono comparsi i nomi di Franco Frattini e Marcello Pera, ma si sono eclissati in fretta. Per non parlare di Salvini, che ha inscenato una vera e propria pantomima sulla candidata donna, soltanto per caldeggiare la nomina di Maria Elisabetta Alberti Casellati. Bruciare la seconda carica dello Stato, anche se la Presidente del Senato presumibilmente era consenziente alla candidatura, non è risultata una mossa intelligente, visto che tra l’altro si è evidenziata una spaccatura anche all’interno del centro-destra, non votandola in modo compatto.

Andando ancora più a destra, Meloni ha continuato a fare il gioco della finta oppositrice ad un Governo composto prevalentemente dai suoi alleati; dopo aver appoggiato Berlusconi prima e poi Casellati, cambiando rose di nomi ogni giorno, ha tuonato contro il Mattarella -bis, invocando il Presidenzialismo e l’elezione diretta del presidente della Repubblica da parte dei cittadini.

Se Atene piange, Sparta non ride. Enrico Letta ed il Pd hanno scelto di presentarsi alle elezioni senza alcun candidato o indicazione, armati di frasi vaghe e di pressappochismo, inducendo a pensare che fosse una strategia per non bruciare qualche nome o tirare fuori l’asso nella manica all’ultimo momento. Sono rimasti a guardare perché, incredibilmente, non avevano alcun nome da proporre o credevano fermamente nel Mattarella-bis. Idem per il movimento Cinque Stelle, in agonia per una prevedibile estinzione di massa. Renzi, poi, approfittando dell’impasse ha ribadito la sua visibilità mediatica, non aggiungendo niente al dibattito politico.

In tutto questo ambaradan, Mario Draghi ha continuato a tenere un low-profile, poiché con il Mattarella-bis rimarrà in carica con tutto il Governo fino alle prossime elezioni del 2023, assicurando pensioni d’oro a vita ai suoi Ministri e Deputati.

Essere arrivati alle votazioni del Presidente della Repubblica impreparati, divisi e senza un progetto chiaro non rappresenta soltanto un progetto di politica malsana, ma soprattutto come ci presentiamo agli occhi del mondo intero: una Nazione instabile, rappresentata da irresponsabili.

Mentre l’economia va a rotoli, con aumenti di gas e corrente elettrica che stanno mettendo in ginocchio imprese e famiglie, a dispetto di un 110% che si pensava facesse rimettere in moto il sistema, insieme al Recovery Found che promette miracoli, con la Sanità allo stremo delle forze, la Scuola pubblica ridotta ad un campo di battaglia e bollettini di guerra a seguire per DAD e DID, con la Cultura sempre più povera di risorse, il bel Paese sta rischiando un collasso su tutti i fronti.

Per questo motivo, Mattarella si è rivelato, al momento, l’uomo giusto al posto giusto; davvero, un uomo delle Istituzioni

“… e ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso…” (Pericle- Discorso agli Ateniesi, 431 a. C.) Grazie, Presidente!