Gattuso lascia, ecco le dimissioni del ct della nazionale italiana
Se ne va anche Gattuso. Dopo il presidente federale Gabriele Gravina e il capo delegazione Gigi Buffon, si dimette anche il commissario tecnico. Risoluzione consensuale, la formula. Nel giro di due giorni, fra ieri e oggi, sono stati azzerati i vertici azzurri. Troppo forte la botta della mancata qualificazione dal Mondiale, impossibile resistere. Rino, che si trova a Marbella con la famiglia da mercoledì, ha comunicato la decisione alla Federcalcio questo venerdì mattina. Ed è arrivata la nota ufficiale. Il pensiero di Gattuso, nelle ultime ore, era soprattutto per il suo staff: stava trattando affinché i suoi collaboratori prendessero lo stipendio fino a giugno, quando scadrà il contratto. Parliamo di stipendi normali, da impiegati. Fin dal fischio finale di Zenica, l’allenatore calabrese sapeva che sarebbe stata l’ultima partita sulla panchina azzurra. Non ha pensato nemmeno un istante di provare a restare, puntando sui tre mesi restanti e magari sull’eventualità che il prossimo presidente federale gli desse un’altra chance. «Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale — ha spiegato nel messaggio d’addio — la maglia Azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche. Desidero ringraziare il presidente Gabriele Gravina e Gianluigi Buffon, e con loro tutti i collaboratori della Federazione, per la fiducia e il supporto che mi hanno sempre garantito. È stato un onore poter guidare la Nazionale e farlo anche con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il ringraziamento più grande va ai tifosi, a tutti gli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale. Sempre con l’azzurro nel cuore».
Dalla Figc ringraziamenti ed elogi al campione del mondo 2006 e al suo staff per la «serietà, la dedizione e la passione con cui hanno lavorato in nove mesi». Gravina: «Oltre ad essere una persona speciale, come allenatore ha offerto un prezioso contributo, riuscendo in pochi mesi a riportare entusiasmo intorno alla Nazionale. Ha trasmesso ai calciatori e a tutto il Paese un grande orgoglio per la maglia azzurra». E adesso che succede? «Il mio futuro non è importante, conta solo quello della Nazionale» aveva detto in conferenza stampa in Bosnia dopo lo spareggio perso ai rigori. Concetto che ha ribadito più volte a chi lo ha sentito nei giorni successivi al disastro. Ora si apre il casting per la successione: fra i nomi caldi Roberto Mancini e Antonio Conte, per i quali sarebbe un ritorno. Entrambi ci pensano, sono intrigati dall’idea, ma le situazioni contrattuali sono diverse: Mancio può liberarsi dal club del Qatar per il quale lavora, l’Al Sadd, mentre Conte è legato al Napoli anche per la prossima stagione. Piace anche Simone Inzaghi, ora all’Al Hilal in Arabia Saudita, che a quanto pare soffre già un po’ di nostalgia per l’Italia. Ovviamente tutto dipende da chi sarà il prossimo presidente della Figc, che verrà eletto il 22 giugno. Nei palazzi circola anche il nome di Max Allegri, che però è orientato a restare al Milan. Un altro identikit, più sfumato, è quello di Stefano Pioli. A inizio giugno, prima delle elezioni, gli azzurri giocheranno due amichevoli con Lussemburgo e Grecia. Servirà un allenatore, potrebbe toccare a Silvio Baldini dell’Under 21. corriere.it








