Frosinone, gestione rifiuti niente commissione d’indagine
“C’era una volta – e non parliamo certo di archeologia amministrativa – un gruppo di consiglieri comunali: Pasquale Cirillo, Teresa Petricca, Maurizio Scaccia, Giovambattista Martino, Francesco Pallone, Fabrizio Cristofari , cui si aggiungeva successivamente il consigliere Domenico Marzi , che hanno avuto, nell’ottobre 2025, l’ardire di chiedere qualcosa di scandalosamente semplice: fare chiarezza sulla gestione dei rifiuti e del verde pubblico a Frosinone, attraverso la costituzione di una Commissione Consiliare d’Indagine, finalizzata a veder garantite trasparenza e responsabilità amministrativa, su due settori che incidono in maniera diretta e quotidiana sulla qualità della vita dei cittadini. I proponenti avevano intuito la necessità di creare, attraverso la commissione, una modalità che permettesse anche l’acquisizione delle motivazioni dei vari percorsi decisionali, individuasse le responsabilità gestionali e favorisse una operatività rigorosa, efficiente e asservita alle regole. Adozione di uno strumento ordinario, preventivo, di chiarimento, che un Consiglio Comunale dovrebbe routinariamente far proprio ed usare ,soprattutto se esiste l’esigenza di comprendere realmente ciò che sta accadendo sotto gli occhi di tutti. Quasi una premonizione, una giusta intuizione tacciata, all’epoca, dall’assessore ai rifiuti Antonio Scaccia, come mero protagonismo e sterile polemica. Peccato, invece, che quella Commissione non sia mai nata. Non perché fosse inutile o illegittima, ma perché non si è raggiunto il numero sufficiente di firme a richiederla. Troppi i consiglieri che hanno preferito non firmare. Meglio non sapere? Meglio non vedere o semplicemente più conveniente non andare a fondo ? Di fatto ,per mancanza di firme, non si è costituita la Commissione. Rivendichiamo l’importanza che avrebbe rivestito tale istituzione alla luce degli eventi che abbiamo appreso dagli organi di stampa, narrati dalla sentenza del Consiglio di Stato, che ha ribaltato la decisione del TAR. La gara per il servizio di raccolta dei rifiuti, aggiudicata all’Azienda Super Eco nel comune di Frosinone, è risultata non valutata correttamente. Storia davvero poco rassicurante. In sintesi: l’azienda vincitrice ha presentato un’offerta apparentemente conveniente ma solo perché nei conti venivano inclusi servizi ”complementari -opzionali” quindi non garantiti, mentre i costi presi in considerazione riguardavano esclusivamente quelli di base. Con l’eliminazione dei servizi opzionali , di cui il Comune non ha neppure l’obbligo di affidamento, l’offerta finisce in perdita . Risultato commovente nella sua semplicità. Altro che utile d’impresa. Altro che sostenibilità economica.
Una storia fatta di criticità che, forse, se solo quella Commissione fosse stata istituita, sarebbero emerse prima. Molto prima. E non sono giudizi politici o interpretazioni maliziose.
La sentenza parla di travisamento dei fatti, istruttoria insufficiente e verifica dell’anomalia viziata. Parole nere su bianco. Abbiamo avuto dubbi quando abbiamo chiesto la Commissione e per questo motivo abbiamo cercato concretamente l’ esercizio del buon senso istituzionale.
La Commissione d’indagine non serviva a bloccare nulla. Serviva a capire. Comprensione che, in teoria, dovrebbe essere il primo dovere di chi amministra. Resta allora una domanda, semplice quanto scomoda: perché il rifiuto a firmare? Perché non si è voluto approfondire? Perché rinunciare ad uno degli strumenti fondamentali di controllo che spettano ai consiglieri comunali? Ora che il Consiglio di Stato ha acceso la luce, qualcuno continuerà a far finta di niente? Noi no. Continueremo a chiedere trasparenza, anche quando disturba. Perché il vero problema non è solo ciò che è accaduto, ma l’occasione persa di controllare quando era ancora possibile farlo. E quella occasione, purtroppo, non ce la restituirà nessuna sentenza”. Lo comunicano Gruppo FutuRa e Forza Italia.
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