È morto Beppe Savoldi, mister due miliardi
Se n’è andato in silenzio, come era nel suo stile di bergamasco doc, ma la sua scomparsa lascia un vuoto enorme non solo a Bergamo, dove era amatissimo, ma anche a Bologna e Napoli, le altre piazze del cuore. Giuseppe Savoldi, detto Beppe, si è spento giovedì 26 marzo all’età di 79 anni nella sua casa, circondato dagli affetti più cari, dopo una lunga malattia. Soprannominato «Mister due miliardi» per la cifra record pagata dal Napoli nel 1975 per strapparlo al Bologna, dov’era approdato nel 1968 e aveva vinto la Coppa Italia (1970) e la classifica marcatori di serie A nella stagione 1972–73, Savoldi è stato uno dei centravanti più prolifici del calcio italiano anni ’70. Nato a Gorlago, in provincia di Bergamo, il 21 gennaio 1947, aveva esordito con l’Atalanta in serie A nel 1965, mettendosi subito in luce per il suo incredibile fiuto del gol (a fine carriera saranno oltre 200 le reti messe a segno fra i professionisti), la sua potenza fisica e la sua abilità nel gioco aereo. «Quando ho esordito era il 1965 e si giocava ancora col pallone di cuoio con la stringa – ha raccontato il bomber in una recente intervista alla trasmissione «Palla Lunga e Raccontare» su Radio Adige TV. «Se lo colpivi di testa, ti restava il segno sulla fronte per ore. E quando pioveva era un disastro: si inzuppava d’acqua e diventava un sasso pesantissimo. Servivano muscoli d’acciaio solo per sollevarlo da terra. Era un calcio incredibile, un altro mondo». Lasciata Bologna, anche a Napoli Savoldi ha confermato il proprio valore di cecchino implacabile, continuando a segnare con continuità, sia con Pesaola in panchina («dava del lei a tutti. Con lui non ci si allenava quasi mai davvero: solo partitelle e lui stava seduto in panchina con la sigaretta in mano») sia con Gianni Di Marzio («fu il primo a invitarmi a casa sua, non mi era mai successo e mi colpì molto. Con Gianni, poi, siamo diventati amici veri»). Chiusa la parentesi in biancazzurro dopo quattro stagioni, il ritorno a Bologna, dove è rimasto fino al 1982, prima di chiudere la carriera con una breve esperienza nella sua Atalanta. L’unico rimpianto, la Nazionale, nella quale non è riuscito a ritagliarsi un posto da titolare, chiuso dagli altri grandi centravanti di quegli anni, collezionando alla fine solo 4 presenze e un solo gol.
«Se ne è andato in altra dimensione il nostro grande Beppe – ha scritto il figlio Gianluca in un post sui propri social, dando la notizia della morte dell’adorato papà – I suoi luoghi, la sua casa e i suoi affetti lo hanno accompagnato fino all’ultimo momento, lasciandoci custodi dei valori e dell’amore che hanno sempre costituito la cifra del suo percorso terreno. Siamo molto fieri di tutto ciò, pur travolti dal dolore. Ringraziamo di cuore i medici e gli infermieri del Papà Giovanni XXIII e dell’Istituto Beato Palazzolo di Bergamo che hanno avuto cura di lui, pur tra le sue amate mura domestiche». corriere.it









