Corte Penale Internazionale, Usa Israele e Russia non ratificano lo Statuto

di Massimiliano Pellegrini*
 
Il 21 novembre 2024 la Corte Penale Internazionale nell’ambito delle indagini del conflitto israeliano-palestinese ha emesso un mandato d’arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per aver commesso crimini di guerra contro i palestinesi.
Il 6 febbraio 2025 il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone sanzioni alla Corte penale internazionale, accusata di “intraprendere azioni illegali contro gli Stati Uniti e il nostro stretto alleato Israele”.
Secondo il testo reso noto dalla Casa Bianca, la Cpi “ha intrapreso delle azioni illegali e senza fondamento contro gli Stati Uniti e il nostro stretto alleato Israele”.
Sempre la Corte Penale Internazionale, nell’ambito delle indagini sulla situazione in Ucraina, in data 17 marzo 2023, ha emesso un mandato di arresto nei confronti Vladimir Vladimirovich Putin per crimini di guerra di deportazione illegale di popolazione, in particolare di deportazione di bambini ucraini, dalle aree occupate dell’Ucraina alla Federazione Russa.
Le origini della Corte Penale Internazionale sono da far risalire al periodo della seconda guerra mondiale, quando vennero istituiti dei tribunali militari internazionali.
Il primo tribunale di questo tipo fu chiamato a giudicare i capi nazisti nel Processo di Norimberga e negli anni ha pronunciato sentenze sempre più diverse, ampliando l’ambito di giurisdizione e giudicando oltre ai crimini di guerra, anche i crimini contro l’umanità e contro la pace.
I paesi che aderiscono allo Statuto della Corte Penale Internazionale sono 124.
Ma Israele, Russia, Stati Uniti hanno approvato ma non ratificato lo Statuto della Corte.
Uno Stato che non riconosce la Corte infatti, non è tenuto a estradare i propri cittadini che abbiano commesso tali crimini per essere processati e ad d’oggi non esistono mezzi di coercizione internazionali per spingere gli Stati non appartenenti alla Corte a cedere alle richieste della Corte stessa.
Alla luce dei fatti esposti, non occorre stabilire se i crimini di guerra e contro l’umanità possano essere ratificabili o meno da un paese o dall’atro, ma considerare universalmente la gravità morale e penale degli atti commessi condannando senza se e senza ma i responsabili di queste bestiali atrocità.
Questo sarebbe il metro da utilizzare per valutare ogni attacco all’integrità della vita.
Fin quando l’uomo non metterà al primo posto la vita umana come valore assoluto, rimarrà schiavo di valori come l’avidità, il potere, il denaro e di ogni devastante tentazione terrena, dimostrando palesemente di non essere l’essere intelligente che ritiene di essere.
Sminuire dei suoi poteri un Tribunale Internazionale e ignorare la sua funzione di essere stato messo a guardia della tutela della vita, rappresenta una mera vergona per tutto il genere umano. 
Non rispettare un’istituzione nata con un animo cosi nobile e rispettoso della vita, che ha legittimamente fatto giustizia verso una ferocia come quella del nazismo, è più atroce del nazismo stesso. Non ci sarà Pace finché non ci sarà Giustizia.
 
*Giudice Onorario del Tribunale di Sorveglianza di Roma