Corriere della Sera compie 150 anni, il racconto dell’Italia
Un’ondata di ricordi tra aneddoti personali e pagine memorabili, rivelazioni di momenti-chiave della storia italiana ed elogi a direttori e grandi firme. Ma anche apprezzamenti e auguri per le sfide editoriali del presente e del futuro. C’è un po’ di tutto questo in Il mio Corriere della Sera, il mega supplemento gratuito (300 pagine) in edicola domani, venerdì 6 marzo, giorno del nostro 150esimo compleanno, insieme con il giornale e 7, che per la ricorrenza dedica interamente il numero a cinquanta articoli di grandi firme scelti dal nostro archivio storico. In quel «mio» dello specialone, che si presenta con una bellissima copertina realizzata dall’illustratore Lorenzo Mattotti, si racchiude un legame particolare con la nostra testata. Pieno di affetto e appartenenza. Giocando sulla cifra del compleanno, abbiamo chiesto a 150 personalità italiane e straniere (ma alla fine sono stati di più, 163) di raccontarci come il Corriere si è intrecciato (o si relaziona tuttora) con il proprio vissuto. Una platea di capi di Stato e primi ministri, di manager e imprenditori, di artisti, attori, musicisti, scienziati, architetti, sportivi. È un affresco variegato che, al di là di alcune affermazioni istituzionali, riesce a offrire spunti intimistici a testimonianza di quanto sia stata importante la lettura del giornale, e in questo caso del Corriere, nella formazione personale e professionale.
Ad aprire la sfilata di nomi d’eccezione è papa Leone XIV con una lettera in cui sottolinea nell’era delle intelligenze artificiali, «un compito insostituibile che riguarda la comunicazione e in modo particolare i grandi giornali, aiutati in questo dal bagaglio della loro storia: non rinunciare mai alla propria autorevolezza, garantire la trasparenza delle fonti, rispettare il ruolo dei giornalisti e la dignità dei lettori, coltivare la dimensione umana del racconto». La premier Giorgia Meloni accosta le due forti e distinte emozioni che provò il 22 ottobre del 2022: il giuramento al Quirinale e subito dopo il dolore al funerale di Francesco Valdiserri, vittima di un tragico incidente stradale, figlio dei nostri colleghi Luca Valdiserri e Paola Di Caro ai quali è legata da amicizia. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ricorda, fra l’altro, una notte passata con i nostri giornalisti in una stazioncina ferroviaria tra Polonia e Ucraina in attesa di partire per Kiev. Scrivono anche la presidente del Parlamento Ue Metsola e il presidente del Consiglio europeo Costa, il presidente della Germania Steinmeier, l’ex ministro degli Esteri tedesco Fischer, il premier albanese Rama. Mario Draghi ammette che in oltre 40 anni al servizio delle istituzioni ha visto il Corriere «con ammirazione e un po’ di timore». Per Riccardo Muti il giornale di via Solferino è un compagno di viaggio nelle sue tournée tra sapore di casa e orgoglio italiano; per Renzo Piano è «il ritratto di Milano come il New York Times lo è della Grande Mela». Il sovrintendente della Scala Ortombina parla di emozione fisica quando visionava i microfilm con le recensioni storiche sugli spettacoli di Giuseppe Verdi, Domenico Dolce e Stefano Gabbana ricordano il primo articolo su di loro nel 1985 che ancora conservano. Parlano di una prima apparizione su queste pagine come «consacrazione» anche Diego Della Valle, l’ad di Moncler Remo Ruffini, Laura Pausini, Carlo Conti, Roberto Bolle.
Tanti gli attestati di gratitudine. Gino Cecchettin sottolinea la capacità di aver realizzato una riflessione collettiva sulla violenza di genere, per Lucia Annibali siamo riusciti a toccare con il suo dramma il cuore di tutti. Ilaria Capua ci ringrazia per aver contribuito con i nostri interventi alla sua completa assoluzione dall’orrenda imputazione di essere una trafficante internazionale di virus; l’artista e showman Mika afferma: «Mi avete incoraggiato a scrivere, dai rifugiati siriani alla lotta contro i pregiudizi sociali: una finestra per capire il mondo»; Bebe Vio mette in rilievo il sostegno a ogni suo obiettivo per l’inclusione delle persone con disabilità. Molti i racconti emozionanti: come quello di Liliana Segre che ricorda il titolo delle leggi razziste del ’38 e la prima pagina sulla Milano che insorge contro il nazismo; o di Vasco Rossi che partecipò alla riunione serale del giornale quando si disegna la prima pagina; e ancora di Gerry Scotti che omaggia suo papà, per quarant’anni impiegato alle rotative del Corriere. «Mi dava il bacio della buonanotte, diceva che andava a caricare la carta». Padri, nonni, bisnonni, qualche zio e nonna (purtroppo nessuna mamma) sono nella memoria collettiva. Per il rito «sacro» della lettura o perché questi parenti hanno lavorato in via Solferino: dal sindaco di Milano Sala al presidente della Regione Lombardia Fontana; da Giovanna Mezzogiorno (il nonno Filippo Sacchi diresse il giornale per qualche settimana nel turbolento ’43) a Barbara D’Urso; da monsignor Ravasi all’ingegnera spaziale Amalia Ercoli Finzi. Che ha in mente la prima pagina del ’46 col titolo: «È nata la Repubblica italiana». Paola Cortellesi racconta che facendo ricerche storiche per il suo film C’è ancora domani fu colpita da un articolo in cui il Corriere raccomandava alle donne (era la loro prima votazione) di non andare alle urne col rossetto per evitare, nel sigillarla, di annullare la scheda.
Non mancano gli aneddoti divertenti. Enrico Vanzina mandò a quel paese Paolo Mieli che gli proponeva di scrivere per il Corriere pensando che fosse uno scherzo dell’amico Carlo Verdone. Il quale rievoca la folgorazione per gli articoli di Pasolini, un entusiasmo che lo fece «litigare» con Zeffirelli. Lory Del Santo confessa che quando frequentava l’avvocato Agnelli leggeva il Corriere per stargli al passo nelle conversazioni, Gianni Rivera ripensa all’intervista che gli fece Oriana Fallaci da cui veniva ripetutamente chiamato Rovere. E poi le grandi rivelazioni. Dettagliatissima quella del presidente emerito di Intesa Sanpaolo Bazoli sul salvataggio in extremis della Rizzoli, e dunque del Corriere, durante la «tempesta perfetta» del crac del vecchio Banco Ambrosiano e dello scandalo della P2. Tutto un altro sentimento esprime l’attuale presidente di Rcs MediaGroup Urbano Cairo che ricorda la gioia di poco meno di dieci anni fa, quando, acquistato il Corriere, venne a visitare a tarda sera il palazzo di via Solferino con la consapevolezza di dover «custodire un patrimonio che appartiene alla Storia del nostro Paese». Lo speciale si apre e si conclude con il dialogo «a distanza» tra il direttore Luciano Fontana e il suo omologo del New York Times Joe Kahn. Perché se il Corriere festeggia 150 anni, la testata newyorkese ne celebra quest’anno 175. «Immersi nella trasformazione del digitale e dell’intelligenza artificiale, noi giornalisti abbiamo l’occasione per capire come la nostra storia vivrà nei prodotti per le diverse piattaforme», scrive Fontana. E Kahn risponde: «Il nostro impegno per l’indipendenza e la democrazia non solo ci fa esistere ancora ma ci rende più forti che mai». corriere.it








