Bambina di 2 anni morta sul corpo lividi e ferite, arrestati la madre e il compagno

La Procura di Imperia ha iscritto nel registro degli indagati anche il compagno della mamma della bimba di 2 anni, morta in casa a Bordighera, martedì mattina. Si tratta di un 42enne di Perinaldo. La donna, Manuela A., 43 anni, di Bordighera, è in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale e la stessa accusa è ora contestata all’uomo, la cui abitazione è stata messa sotto sequestro dai carabinieri. La donna aveva trascorso la notte prima della morte della piccola a casa dell’uomo. Ieri il gip Massimiliano Botti di Imperia aveva disposto nei confronti di Mauela A. la custodia cautelare in carcere, ravvisando i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di inquinamento delle prove. Difesa dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta, la donna ha risposto alle domande del giudice dalla sezione femminile del carcere genovese di Pontedecimo dove è reclusa. Nei quarantacinque minuti dell’udienza, Manuela ha voluto chiarire la propria posizione. Ha detto che la bambina era ruzzolata dalle scale il giovedì precedente alla morte. Ma ha anche aggiunto di non averla portata al pronto soccorso perché era vivace e solita a questo tipo di cadute. Agli inquirenti ha raccontato di essere andata a casa di un amico sabato sera, nell’entroterra di Vallecrosia, portando con sé le tre figlie, oltre alla piccola anche altre due bambine di 10 e 9 anni. Ha ammesso che la piccola mostrava dei problemi respiratori, ma probabilmente, vedendole uscire del muco dal naso, li ha scambiati per un raffreddore. Al gip, inoltre, ha assicurato  di averle somministrato l’aerosol almeno per tre volte. Lunedì mattina, sul presto, sarebbe ripartita per tornare a Bordighera. Avrebbe sistemato la bimba sul lettino, mentre preparava le altre due figlie per andare a scuola. La più piccola avrebbe dovuto andare dai nonni. A un certo punto, però, quando l’ha presa in braccio – ha raccontato – si sarebbe accorta che il suo colorito era cambiato. E così avrebbe allertato i soccorsi. «Mi farò quarant’anni, ma la verità deve emergere», ha detto ai propri legali, che speravano in una misura più tenue come gli arresti domiciliari. «La signora ha ribadito di non aver mai messo le mani addosso alle bambine, che sono le ragioni della sua vita», ha affermato Di Giovanni all’uscita del palazzo di giustizia di Imperia. Ed ha poi aggiunto: «Potrebbe esserci, come il pm aveva chiesto in via subordinata, un abbandono di incapace seguito da morte, che però pretende che non via siano lesioni o percosse oppure un atteggiamento colposo di negligenza nell’assistenza alle figlie, che potrebbe derivare dall’intervento diterze persone». Lunedì prossimo a Sanremo ci sarà l’autopsia e soltanto allora sarà possibile avere un quadro più chiaro di quanto accaduto e, soprattutto, capire se quelle ferite da corpo contundente le ha riportate con l’uso della violenza oppure, come dichiarato dalla madre in sede di interrogatorio, perché durante la caduta ha impattato con gli spigoli delle scale e con il contenuto dei sacchetti della spesa. corriere.it