venerdì , 20 luglio 2018
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Veroli, il prof. Carlino promuove “Donne in Arte”

Veroli, il prof. Carlino promuove “Donne in Arte”

“Donne in Arte” a Veroli. Due artiste meravigliose, Sabrina Faustini e Silvia Sbardella, in grado di cogliere nel segno con l’essenziale. Un messaggio positivo e di ritorno alla natura il loro che si legge nelle forme semplici ma dense di simbolismo. Tra gli ospiti illustri il prof. Carlino, storico e critico dell’arte.

“La pittura di Sabrì è molto coinvolta nella tematica ambientale – ha affermato Carlino – Il suo rapporto con la natura e con la terra si coglie in tutte le opere ed è affidato spesso alle variazioni di colore che è talvolta acceso e brillante quale forma di speranza nella pienezza della natura, talvolta si fa plumbeo richiamando così la condizione odierna di una terra devastata. Una pittura che esprime un’esigenza di trasferimento in un mondo altro, in cui le regole vengano ristabilite, regole di un rapporto virtuoso e in questo senso va letta la geometria della sua pittura. Molto spesso le linee sono regolari, ci sono richiamai al cerchio sulla base di un ordine geometrico. L’isola che non c’è diventa il riferimento ad un mondo che noi tutti sogniamo, un mondo dove il rapporto uomo-natura diventa di riconciliazione. Emblematici quei lavori dove emergono segnali e simboli ancestrali che appartengono all’infanzia dei popoli, in linea con questa pittura ecologica, la volontà di guardare al futuro ma con un richiamo alle origini”.

“La scultura di Silvia ha anch’essa rapporti molto stretti con la tematica ambientale. Le forme delle sue costruzioni plastiche sono forme pure, semplici, che fondano sempre dimensioni che richiamano la natura come i fiori, le piante e i turbini provenienti da elementi marini. Nell’esperienza di Silvia è molto frequente l’ambientazione delle opere in contesti naturali, a richiamare la cultura dell’alluminio che vorrebbe farsi elemento che diventa natura, oltre ad integrarsi con la natura stessa. Un altro dato consiste nei fili che vengono disposti alcune volte aggrovigliati, altre distesi nello spazio. Una disposizione che lascia pensare ad una scelta di Silvia che guarda ad un rapporto vitale con l’ambiente. Fili dai molteplici significati: elementi atmosferici, profili di uomini che vengono accennati, distesi come a costituire un filo del discorso (la scultura in questo caso vuole essere comunicazione e dire agli altri qualcosa che è fondamentale). Ma anche il filo di Arianna come a suggerire la volontà di trovare il bandolo della matasse per uscire dal labirinto nel quale noi spesso ci perdiamo, una scultura che vuole portare un bisogno di chiarezza e di ordine, un suggerimento per un rapporto virtuoso tra gli uomini e ciò che riguarda il contesto in cui noi viviamo. A legare il contesto quella sensibilità femminile che unisce le due esperienza, come l’idea dell’arte che diventa condivisione e sogno di una società diversa”.