lunedì , 25 giugno 2018
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Arpino, ventennale della morte di Umberto Mastroianni

Arpino, ventennale della morte di Umberto Mastroianni

Il 25 febbraio ricorre il ventennale della morte del celebre sculture Umberto Mastroianni, scultore tra più importanti interpreti dell’arte contemporanea italiana. A vent’anni dalla morte di Umberto Mastroianni è necessaria una riflessione critica intorno a un percorso creativo che, ha segnato profondamente la seconda metà del ‘900, per comprendere l’importanza di un linguaggio plastico innovativo e al tempo stesso naturalmente monumentale, sintesi originale dell’eredità futurista e dei valori di un’umanità sopravvissuta alla guerra.La sua scultura, infatti, non può non essere letta che come segno della complessità del proprio tempo. Nella necessità di affermare un rinnovato impegno morale, civile e politico Mastroianni crea organismi plastici che con prepotenza squarciano lo spazio per ricucire l’equilibrio di un tessuto urbano attraversato dalle energie della modernità.

Nato a Fontana Liri nel 1910, ha la sua prima formazione a Roma, nello studio dello zio Domenico, scultore eclettico di grande talento, ma è a Torino, dove la famiglia si traferisce nel 1926, che raggiunge la consapevolezza della vocazione, affinando il mestiere a fianco di Sassi e Guerrisi. Nel 1930 arriva il primo riconoscimento ufficiale, il Premio del Turismo, offerto dal Ministero della Pubblica Istruzione e, di lì a poco, le prime mostre a livello nazionale ed europeo Dal ‘33 espone con regolarità alle mostre sindacali nazionali, alla Quadriennali di Roma, alla Promotrice di Torino e alla Biennali di Venezia. Lo scoppio della guerra infrange gli equilibri e dopo l’impegno nella Resistenza nelle formazioni del canavese, matura la certezza che la pienezza delle forme maturata in precedenza non può esprimere la realtà del vissuto. Le opere successive si caricano quindi delle energie partorite dalla lotta in nome della libertà. Abbandona la figurazione per gettare le basi di una scultura astratta e modernamente monumentale, che riscopra le proprie radici nell’avanguardia internazionale, dal cubo-futurismo al costruttivismo.
La critica lo acclama come il primo scultore astrattista italiano, caposcuola della rivoluzione del novecento ed artista di assoluto rilievo internazionale, affiancandolo per grandezza a Henry Moore e nel 1958 ottiene il Gran Premio Internazionale per la Scultura alla XXIX Biennale di Venezia. La sua fama di artista impegnato e innovatore si consolida. Mastroianni riprende e sviluppa in una dimensione monumentale le suggestioni del dinamismo plastico di ascendenza boccioniana, rivisitando ed amplificando i contenuti in una chiave assolutamente originale. La sua plasticità è lacerante, profondamente e intensamente poetica, strumento privilegiato per esprimere l’urgenza orientata all’espressione della problematicità di un uomo che deve ricostruire la propria identità.
La realizzazione del Monumento alla Resistenza, commissionatogli dal Comune di Cuneo lo impegna dal 1964 al ’67. Opera immensa nella sua mole bronzea, che lo consacra definitivamente come il creatore di una poetica monumentale e al tempo stesso antiretorica. Nel 1973 le motivazioni del Premio Feltrinelli, assegnatogli dall’Accademia dei Lincei, definiscono il monumento come la più bella del Novecento; elevata qualità inventiva e plastica della sua opera e per la rilevante incidenza che ha avuto nella storia della scultura italiana contemporanea.
Le mostre nei musei europei ed americani si susseguono, così pure le commissioni per opere pubbliche, dal Monumento ai Caduti di Frosinone (1967/77) al Monumento alla Pace di Cassino (1974/87). L’attenzione alle qualità intrinseche della materia rimane la costante che lega tra loro le esperienze di sperimentazione che partono alla scultura e a essa ritornano, passando però per l’incisione, la pittura, la scenografia, nel bisogno di portarne alla luce le più profonde e vitalistiche pulsioni, per concretarle in momentanei e iperbolici equilibri di forme e volumi.
Nella notte del 25 febbraio 1998, all’età di ottantotto anni, Mastroianni muore nella sua casa-museo di Marino, lasciando un’eredità che aspetta di essere accolta dai giovani artisti animati dal desiderio di continuare a sottolineare l’inarrestabile e sempre diversa dinamicità della vita, di cui la scultura è espressione.

La volontà di lasciare un’eredità artistica importante alla libera fruizione dei posteri, la profonda convinzione che l’arte potesse diventare un mezzo di elevazione e riscatto sociale della società, il profondo legame con la sua terra natia, la Ciociaria, la grande generosità del Maestro, hanno dato vita e forma ad Arpino alla Fondazione Umberto Mastroianni che gestisce il centro Internazionale di arti visive Umberto Mastroianni. La Fondazione, presieduta da Andrea Chietini e diretta da Loredana Rea, costudisce e valorizza il patrimonio della Donazione negli spazi museali del Castello Ladislao di Arpino, complesso monumentale risalente al XIII secolo, e in occasione del ventennale dalla scomparsa del Maestro si appresta a celebrare l’evento con una serie di appuntamenti volti, che si svolgeranno nell’arco dell’intero anno, a mettere in luce e risalto il genio di Umberto Mastroianni. Tra le attività messe in programma l’apposizione di una targa celebrativa presso Viale Umberto Mastroianni ad Arpino, una mostra a Frosinone sugli ori di Mastroianni, una mostra inedita degli arazzi realizzati dal Maestro, una serie di seminari di approfondimento tenuti da esperti e critici d’arte di rango nazionale e internazionale presso i locali del castello Ladislao ad Arpino, che nei centri della Provincia che accolgono opere di Umberto Mastroianni, la realizzazione di una pubblicazione sull’artista, laboratori didattici gratuiti per bambini ispirati al linguaggio Mastroianneo, dal 25 febbraio e per tutto il 2018 tutte le domeniche pomeriggio ingresso gratuito al museo della donazione Mastroianni, due concorsi intitolati a Mastroianni e rivolti ai ragazzi delle scuole oltre che giovani artisti e tanto altro.